I sottomarini israeliani pronti a colpire l’Iran?

Con la consegna, da parte della Howaldtswerke-Deutsche Werft, nel cantiere di Kiel in Germania, del quarto sottomarino della classe Dolphin che assumerà il nome di INS Tanin, la flotta sottomarina israeliana raggiunge le quattro unità, raddoppiando la propria capacità operativa. La nuova unità dispone infatti anche di una propulsione mista diesel-elettrico che ne prolunga la possibilità di navigare in immersione.
Del resto, il potenziamento di questo tipo di unità non è solo legato alla loro capacità di lancio di missili a testata nucleare, ma anche al fatto che la marina israeliana sta aumentando il numero di marinai addestrati ad operare su questi battelli, in modo da rendere disponibili per i propri sottomarini due equipaggi per unità anziché uno solo, in grado quindi di alternarsi e dunque di raddoppiare il tempo di impiego di queste unità.
I sottomarini non sono solo in grado di colpire navi nemiche ma anche di raccogliere informazioni, di contribuire alla guerra elettronica, di partecipare ad azioni di infiltrazione di commando o di colpire bersagli a terra: "qualsiasi futura guerra che Israele debba combattere, in Libano, in Siria, contro un Egitto radicalizzato o ovviamente contro l’Iran, può essere combattuta dal mare", scrive Haaretz.
Infatti, l’altro ambizioso programma israeliano per dotarsi di armamenti strategici, in questo caso uno squadrone di venti caccia-bombardieri "invisibili" F-35, sta incontrando grossi problemi tecnici di produzione, e per questo sembra non possa assicurare all’aviazione israeliana quest’arma di modernissima concezione prima del 2018.
Nel frattempo, l’attacco al’Iran, che rimane fra le priorità militari dello Stato ebraico, "potrebbe benissimo essere lanciato da sotto il mare", conclude Haaretz.
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