L’impegno militare Usa nel Medio Oriente

Nonostante la pandemia domini il flusso mediatico mondiale, si raccolgono ogni tanto delle notizie che dimostrano come nulla sia mutato negli assetti mondiali, anche se questa emergenza mondiale dovrebbe per molti aspetti spingere a ripensare l’organizzazione globale del nostro tempo.

Abbiamo scelto di pubblicare una notizia perché essa fa riferimento ad un’area in cui da più parti si sottolinea il presunto disimpegno nordamericano: il Medio Oriente. La missione non-stop a lungo raggio dei bombardieri strategici americani sembra viceversa voler riaffermare la diretta capacità operativa Usa in questa regione.

È chiaro infatti che le ben note tensioni di questo teatro geopolitico (conflitto israelo-palestinese; tensione Israele-Hezbollah-Iran; conflitto civile in Siria, con interventi di Russia e Turchia; conflitto sunnita-shiita; sanzioni all’Iran; tensioni nel Golfo Persico; guerra nello Yemen; polverizzazione dell’Iraq; autonomia delle regioni curde – solo per elencare i principali) attraversano momenti particolarmente delicati e pericolosi quando si verificano “cambi della guardia” alla Casa Bianca, soprattutto se essi sono contrastati, come avviene oggi tra Trump e Biden.

Ragione questa per la quale, ad esempio, i media israeliani hanno fatto più volte l’ipotesi che proprio in una fase di questo tipo si possano verificare eventi bellici a sorpresa.

Ecco il testo del comunicato pubblicato sul sito web del Central Command statunitense, responsabile per l’area del Medio Oriente, comprendente 20 nazioni e 550 milioni di esseri umani, come mostrato nella cartina geografica.

«Il 21 novembre, gli equipaggi degli US Air Force B-52H Stratofortress, assegnati al 5° Squadrone Bombardieri, dislocato nella Minot Air Force Base, North Dakota, hanno condotto una missione a breve termine ed a lungo raggio in Medio Oriente, per scoraggiare aggressioni e rassicurare i partner e gli alleati statunitensi.

La missione non-stop dimostra la capacità delle forze armate statunitensi di dispiegare con breve preavviso la propria potenza aerea ovunque nel mondo, integrandosi nelle operazioni CENTCOM per aiutare a preservare la stabilità e la sicurezza della regione.

“Le missioni della Task Force bombardieri evidenziano le solide e diversificate capacità dell’USAF che possono essere rese rapidamente disponibili nell’area di reponsabilità del CENTCOM”, ha dichiarato il tenente generale Greg Guillot, comandante della 9a Air Force (Air Forces Central).

“La capacità di spostare rapidamente le forze dentro, fuori e intorno a quel teatro operativo, per cogliere, mantenere e sfruttare l’iniziativa è la chiave per scoraggiare potenziali aggressioni. Queste missioni aiutano gli equipaggi dei bombardieri ad acquisire familiarità con lo spazio aereo e con le funzioni di comando e controllo della regione,consentendo loro di integrarsi con le risorse aeree statunitensi e dei partner di un teatro operativo, aumentando la prontezza complessiva della forza combinata”.

Durante la missione, gli equipaggi dei bombardieri hanno operato congiuntamente con i centri operativi aerei e le altre risorse AFCENT (Comando Centrale dell’US Air Force), tra i quali F-15E Strike Eagles, F-16 Fighting Falcons, KC-10 Extenders e KC-135 Stratotankers.

CENTCOM si impegna a preservare e proteggere la libertà di navigazione e la libera circolazione del commercio in tutta la regione.

Gli Stati Uniti non cercano conflitti, ma continuano a mantenere l’atteggiamento e l’impegno di rispondere a qualsiasi contingenza in tutto il mondo.

L’ultima presenza di bombardieri a lungo raggio statunitensi in Medio Oriente risale all’inizio del 2020».1

La domanda che sorge spontanea è la ragione per la quale gli Stati Uniti d’America, agli sgoccioli della presidenza Trump, hanno voluto inviare questo significativo messaggio alle nazioni del Medio Oriente proprio in questo momento.

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Note
  1. fonte U.S. Centcom.[]