Next Generation EU: nuova generazione, nuovo debito

C’è qualcosa di inquietante nel fatto che nemmeno decine di migliaia di vittime dell’epidemia sembrano aver scosso dalla loro sclerosi mentale le classi dirigenti del pianeta, né Italia né in Europa.

Poteri senza idee

Il fatto che questo tragico ed inatteso evento, con l’incertezza che esso è destinato necessariamente a proiettare sul nostro futuro, non abbia suscitato in chi ha il potere in Europa la consapevolezza dell’esigenza di cambiamenti profondi nel modo di pensare e di agire, e che anzi subito riprendano vigore le logiche di partito e le politiche di compromesso, dietro le quali si muove l’azione spregiudicata dei centri del potere reale – non può che creare la più grave preoccupazione per il futuro dei Paesi europei.

Vogliamo fare un esempio, il più attuale e concreto possibile.

Abituati come siamo noi di clarissa.it a non fidarci dell’informazione sbandierata dai media, abbiamo cercato di ragionare un po’ su cosa davvero sia questo mirabolante intervento finanziario, dal nome così impegnativo, soprattutto per chi verrà dopo di noi, Next Generation EU.

Tre domande

Abbiamo voluto esercitarci a pensare in maniera diversa: per fare questo, abbiamo provato a porci tre semplici domande, di facile comprensione per chiunque, anche se stiamo parlando di economia, questa scienza oscura di cui solo gli specialisti sembrano essere autorizzati a parlare.

La prima è: da dove l’Unione Europea prenderà questi soldi?

La risposta è: «L’Unione prenderà a prestito sui mercati finanziari a tassi che riflettono il suo rating creditizio emettendo titoli con scadenze diverse, dai 10 ai 30 anni, sfruttando così l’inclinazione molto contenuta della curva dei rendimenti. I fondi raccolti saranno rimborsati dopo il 2027 ed entro il 2058» (fonte: Intesa Sanpaolo – Studi e Ricerche).

Cosa significa? Significa che l’Unione Europea, ricorrendo ai centri finanziari mondiali, gli stessi che hanno provocato la crisi dei subprime, tanto per capirci, vincolerà, con un’ipoteca per i prossimi quarant’anni, appunto la Next Generation, la nuova generazione di Europei, indebitandola prima ancora di vederli nascere.

Vorrebbe dire che l’emergenza, dopo avere fatto piazza pulita della vecchia generazione, diventa motivo per estendere il debito anche alla nuova. È questo che vogliamo? È questo ciò che serve?

La seconda domanda che sorge spontanea è: quanto ci costeranno tutti questi soldi?

Anche qui è presto detto: allora anche l’Italia, che in teoria è il maggiore beneficiario di questo pacchetto di aiuti, per oltre 170 miliardi di euro, sarà poi tenuta al pagamento degli oneri finanziari di questo “aiuto”. Questi soldi dovranno avere un costo, dunque. Alla fine, ricorrendo alla stessa autorevole fonte sopra citata, scopriamo che, considerate le restituzioni che il nostro Paese dovrà cominciare ad effettuare dal 2028, «in termini netti, sempre considerando la quota di fondo perduto sul totale del fondo, il trasferimento netto all’Italia sarebbe di 38 miliardi di euro».

Una certa differenza fra 17o e 38, fra quello che ci viene trionfalmente sbandierato e quello che in realtà accadrà.

A questo punto, diviene inevitabile una terza, ultima e decisiva domanda: c’erano alternative?

Sì, le alternative ci sono, basta che una classe dirigente le voglia. L’Italia, ad esempio, potrebbe trovare questi 38 miliardi di euro, cioè il vero ammontare del cosiddetto “aiuto“, emettendo una moneta, che magari chiameremo “lira corona”, garantita dal patrimonio nazionale, cioè a dire dai beni più il lavoro del nostro Paese. Magari da emettere con la caratteristica di essere una moneta a tempo, vale a dire con valore che descresce progressivamente di anno in anno, in modo da evitare che sia utilizzata per essere tesaurizzata e usata per speculazioni finanziarie.

Vista la fragilità della vita umana, mai come quest’anno ampiamente sperimentata a livello planetario, perché non dovrebbe essere a termine anche la moneta, in modo da esser uno strumento puramente funzionale all’esigenza di dinamizzare il circuito economico di produzione, distribuzione, consumo?

Non è questo il tipo di novità di cui la next generation europea ha urgente bisogno per non ricadere nella schiavitù del debito?

 

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