Lo Stato ebraico pronto ad un conflitto limitato con l’Iran

Il capo di stato maggiore israeliano generale Aviv Kochavi, in un intervento pubblico presso l’Interdisciplinary Center Herzilya, un centro di ricerca privato, il giorno di Natale, ha lanciato un pesante avvertimento alla comunità internazionale, indicando che le forze armate israeliane si stanno preparando alla guerra con l’Iran.

Un conflitto limitato?

«C’è la possibilità che Israele debba affrontare uno scontro limitato con l’Iran, e noi ci stiamo preparando per questo», precisando che Israele intende continuare ad agire, pur sperando di non essere l’unico stato a impegnarsi nello sforzo di fermare l’Iran, con evidente allusione alla collaborazione in tal senso con gli Stati Uniti d’America.

Ha aggiunto che le forze armate israeliane, per impedire al nemico di ottenere missili di precisione, stanno effettuando operazioni sia alla luce del sole che clandestinamente, anche a costo di provocare, ciò facendo, uno scontro.

«Non permetteremo all’Iran di trincerarsi in Siria o in Iraq», ha detto Kochavi, riconoscendo pubblicamente per la prima volta che l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi iraniani in Iraq: un fatto di cui si aveva oramai la quasi certezza – e che ora trova infatti una conferma ufficiale al più alto livello, con una rivendicazione che contiene anche un pesante giudizio nei confronti dell’Iraq.

«L’Iraq – ha detto infatti Kochavi – sta vivendo una guerra civile, in quanto le unità Quds1 vi operano quotidianamente, giacché quel Paese si è oramai trasformato in un’area priva di un’autorità di governo. Armi avanzate vengono introdotte clandestinamente da Quds in Iraq ogni mese, una cosa che noi non possiamo permettere».

Una situazione nuova per Israele

Secondo Kochavi, la situazione odierna presenta caratteri di assoluta e preoccupante novità, in quanto da tutti i fronti si tenta di compiere attacchi terroristici o missilistici contro Israele.

«Non è sempre stato così», ha spiegato, facendo riferimento agli anni di relativa tranquillità nei rapporti sia con il Libano che con la Siria: negli ultimi mesi, invece, in molti casi Israele ha avuto percezione di minacce immediate, nei confronti delle quali ha dovuto adottare misure immediate.

L’Iran, fino ad oggi non ritenuto da Israele una minaccia diretta, ora si è trasformato in «un nemico che possiamo vedere in faccia e di cui ci occupiamo», ha detto Kochavi, aggiungendo che «l’obiettivo finale di Israele è quello di infondere nei suoi nemici un senso di scoraggiamento, in modo che essi dubitino della loro possibilità di conseguire i loro obiettivi aggressivi».

Secondo il capo di stato maggiore israeliano, l’Iran è più attivo in Medio Oriente contro gli Stati del Golfo Persico, essendo lì in grado di colpire senza correre il rischio di ritorsioni, di ricevere adeguate risposte o di essere contrastato con sufficiente capacità di deterrenza: «Noi invece rispondiamo.», ha eloquentmente sottolineato.

L’Iran continua a produrre missili che possono raggiungere il territorio israeliano, ha affermato Kochavi, sostenendo che l’industria militare iraniana è molto più grande di tutte le industrie militari israeliane messe insieme, cosa che a suo avviso consentirebbe a quel Paese di produrre missili più precisi a lungo raggio, in grado di minacciare anche il fronte interno israeliano.

Inoltre, in Siria, le forze Quds ed Hezbollah disporrebbero di capacità antiaree avanzate, che costituiscono una minaccia per i jet israeliani, che tuttavia, ha precisato, continuano a essere liberi di operare in tutto il Medio Oriente.

La prossima guerra sarà totale

L’alto ufficiale ha commentato che, se la guerra è una soluzione da utilizzare solo dopo che tutte le soluzioni diplomatiche sono state esaurite, «nella prossima guerra, che si tratti del nord di Israele o di Gaza, l’intensità della potenza di fuoco nemica sarà grande».

«Non può esserci guerra senza vittime, e dunque non posso garantire un conflitto breve», ha detto. «Avremo bisogno di tutta la capacità di reazione del nostro Paese. (…) Dobbiamo prepararci per questo. Dobbiamo prepararci militarmente, sul fronte interno e psicologicamente», ha avvertito Kochavi.

Nella prossima guerra, ha precisato, l’IDF colpirà intensamente le aree urbane appartenenti al nemico, dopo aver avvertito i civili di andarsene.
«È il nemico che l’ha deciso. Colpiremo duramente, comprese le infrastrutture di quei Paesi che consentono ai gruppi terroristici di agire contro Israele. Si sappia quindi che la responsabilità appartiene ai governi del Libano, della Siria e di Hamas».

Si tratta, anche qui, di un avvertimento molto pesante a tutti i vicini Stati delle aree che Israele reputa critiche per la propria sicurezza.

La questione della Striscia di Gaza

Ha poi concluso occupandosi della specifica situazione di tensione oramai cronica nella Striscia di Gaza.
«Riconosco un’opportunità unica per Gaza. Da parte di Hamas c’è una forte volontà di non provocare un’escalation, ed è stata la Jihad islamica, sotto la guida dell’ormai defunto comandante Bahaa Abu al-Ata2, ad essere responsabile della stragrande maggioranza degli attacchi contro Israele l’anno scorso.»

Hamas, ha detto, vuole migliorare il benessere dei suoi cittadini e Israele «sta prestando assistenza agli Egiziani, dei quali faciliteremo il soccorso civile. Questa è la politica del governo israeliano ed io la sostengo.»

Ma questa opportunità è fragile, ha concluso, ricordando che Hamas detiene ancora i corpi dei soldati israeliani Oron Shaul e Hadar Goldin3. «Dobbiamo riportarli a casa, non solo le preoccupazioni di sicurezza dello Stato di Israele devono essere affrontate».

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  1. forze paramilitari shiite, specialmente attive nel sud del Paese. []
  2. ucciso in un assassinio mirato israeliano poche settimane fa. []
  3. si tratta di due soldati israeliani caduti nel violento attacco israeliano contro Gaza del 2014. []