Africa: la battaglia per il futuro del cibo

Il mese scorso in Ghana, Agnes Kalibata, Presidente dell’Alleanza per una Rivoluzione verde in Africa, si è congratulata con un illustre gruppo di leader aziendali e governativi per il fatto che essi stanno “saltando nel futuro” con i loro sforzi per “modernizzare” l’agricoltura africana con sementi commerciali ad alto rendimento, fertilizzanti ed altre tecnologie.

L’attacco agli agricoltori africani

Sfortunatamente, tali politiche stanno “saltando addosso” nel vero senso della parola ai piccoli agricoltori africani. Sul campo, infatti, non abbiamo visto progressi del genere. Non solo queste politiche non riescono ad affrontare la povertà e la fame, croniche nelle aree rurali, ma stanno facendo ben poco anche per migliorare l’alimentazione, la salute e la resilienza climatica.

Gli agricoltori africani hanno un’idea migliore, radicata nelle loro esperienze e nelle loro crescenti lotte per coltivare il cibo di fronte a un clima che cambia. L’agricoltura ecologica, utilizzando minori e non maggiori input chimici, sta mostrando la via da seguire, poiché gli scienziati aiutano gli agricoltori a ridurre i costi, aumentare la fertilità del suolo, incrementare le colture alimentari più diversificate, sane e culturalmente appropriate e adattare le loro fattorie ai cambiamenti climatici.

Il ruolo della Gates Foundation

La Bill & Melinda Gates Foundation ha intrapreso gli ultimi sforzi per modernizzare l’agricoltura africana. Nel 2006 ha lanciato l’Alleanza per una rivoluzione verde in Africa (AGRA) con l’ambizioso obiettivo di raddoppiare la produttività e le entrate di 30 milioni di famiglie di agricoltori entro il 2020. Vi sono poche prove che AGRA si avvicinerà mai a tali obiettivi.

Alimentato da forti dosi di sussidi governativi per l’acquisto di sementi commerciali e di fertilizzanti sintetici, le prove suggeriscono che AGRA ha promosso la monocoltura di alcune delle colture di base, ridotto la biodiversità delle colture e dell’alimentazione, minato la fertilità del suolo e prodotto guadagni deludenti in termini di produttività e di reddito per gli agricoltori. A dieci anni da AGRA, i punteggi dell’indice Global Hunger sono rimasti nelle categorie “serie” o “allarmanti” per 12 dei 13 paesi AGRA.

La produttività è aumentata molto lentamente, anche per la ristretta gamma di colture di base prioritarie per AGRA. Tra i primi cinque produttori di mais in Africa, la Nigeria e il Kenya hanno registrato rendimenti in calo. Anche dove la produzione è aumentata, come in Zambia, i guadagni non sono riusciti a tradursi in riduzione della povertà rurale. Circa il 78% degli Zambiani rurali vive ancora in condizioni di estrema povertà.

E i sussidi hanno indotto gli agricoltori a ridurre la produzione di colture alimentari locali più nutrienti e resistenti alla siccità. In tutti i paesi dell’AGRA si è registrato un calo del 35% delle terre coltivate a miglio, un cereale autoctono resistente, con una produzione che è diminuita di quasi la metà.

Ciò rende i piccoli agricoltori più, non meno, vulnerabili ai cambiamenti climatici. Gli agricoltori rischiano di indebitarsi per acquistare i mezzi tecnici, che spesso non riescono ad aumentare la produzione abbastanza da pagare i semi e i fertilizzanti per l’annata agraria seguente. Facendo affidamento su di un singolo raccolto, gli agricoltori abbandonano la diversità alimentare e mettono a rischio la sicurezza alimentare delle loro famiglie se quel raccolto fallisce. Il loro terreno diventa meno fertile e più acido, in quanto si fa eccessivo affidamento sul fertilizzante di sintesi chimica.

L’agroecologia è il modello vincente

L’agroecologia sta fornendo agli agricoltori il tipo di innovazione di cui hanno bisogno, coltivando secondo natura per promuovere le pratiche di costruzione del suolo che la “modernizzazione agricola” spesso mina. Più colture alimentari vengono coltivate nello stesso campo. Compost, letame e biofertilizzanti – non fertilizzanti a base di combustibili fossili – sono usati per fertilizzare i campi. Il controllo biologico dei parassiti riduce l’uso di pesticidi. I ricercatori lavorano accanto agli agricoltori per migliorare la produttività delle loro sementi, piuttosto che sostituirle con sementi commerciali, che gli agricoltori devono acquistare ogni anno, costringendoli a usare fertilizzanti chimici per farli crescere.

L’Alleanza per la sovranità alimentare in Africa (AFSA) ha documentato l’efficacia dell’agroecologia, ora ampiamente promossa tra le sue organizzazioni membri.

In Kenya, gli agricoltori hanno creato una rete di banche comunitarie di sementi per identificare, salvare e distribuire varietà nutrienti e produttive di colture alimentari locali, varietà che si stavano perdendo a causa della spinta della rivoluzione verde.

In Malawi le donne contadine hanno identificato 300 tipi di ortaggio che coltivano usando tecniche di permacultura, una forma altamente produttiva di agroecologia. Ciò ha migliorato considerevolmente il loro reddito, l’alimentazione e la salute.

Nel Tigray, gli agricoltori etiopi e i loro partner locali hanno sperimentato il miglioramento della loro terra attraverso tecniche di conservazione del suolo e dell’acqua. Hanno ottenuto risultati migliori di quelli che usano fertilizzanti a base chimica. Hanno integrato questo approccio mediante il ben consolidato controllo biologico dei parassiti con le cosiddette tecniche push-pull1 e con altre tecniche che accrescono il loro reddito e migliorano la loro salute. Il programma in Etiopia è ora accettato come politica agricola del governo.

È un peccato che molte di queste promettenti innovazioni siano minacciate da politiche nazionali sulle sementi che minacciano di mettere fuorilegge il diritto degli agricoltori di conservare, scambiare e vendere i loro semi. Tali politiche, fortemente promosse dalla Gates Foundation, aprono l’Africa alle multinazionali in nome della modernizzazione, ma minano la resilienza climatica e la sicurezza alimentare per i piccoli agricoltori africani.

Invece di pagare i governi africani per spingere sementi e fertilizzanti commerciali, e imporli direttamente ai propri agricoltori, la Fondazione Gates dovrebbe spingere i governi a integrare l’agroecologia nei piani di adattamento climatico. Questo è un percorso sostenibile difronte ad un futuro incerto.

Questo, articolo comparso su Common Dreams il 1° novembre 2019, viene riprodotto e tradotto in quanto gentilmente pubblicato con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0.

Ringraziamo quindi Common Dreams per la cortese condivisione.

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