Alleanze anti-bolsceviche sul Baltico, 1° febbraio 1919

Il maggior generale Rüdiger von der Goltz non era certo un novellino, quando il 1° febbraio 1919 arrivò a Liepāja, in Lettonia. Il suo ultimo comando era stato la VI armata, che aveva duramente combattuto contro i bolscevichi in Finlandia: ora si infilava in uno dei più incredibili puzzle formatisi subito dopo il crollo dell’Impero tedesco di Guglielmo II.

Tutti insieme contro il Bolscevismo

Sul Baltico si gioca infatti una partita geopolitica all’insegna della paura del dilagante bolscevismo, in cui entrano anche ex-nemici, ad esempio gli Inglesi, a cui le truppe tedesche, invitte sul fronte orientale, fanno ora comodo per bloccare le mire dei bolscevichi, che vorrebbero portare la rivoluzione in Germania o semplicemente recuperare i territori che Trotzski e Lenin hanno frettolosamente ceduto a Brest-Litovsk, in cambio della pace, per salvare la rivoluzione.

L’idea di von der Goltz concettualmente era semplice: “In caso di successo, speravo di ottenere niente meno che la salvezza della Germania dalla rovina che le sarebbe stata portata dalla Russia sovietica, con la guerra civile ed il collasso economico e finanziario, nonché dalle mani dei ricattatori dell’Intesa”. Secondo gli studiosi, von der Golz pensava di fare del Baltico la base della riscossa per restaurare in Russia l’autocrazia e da lì, con un’esercito bianco russo-tedesco, tornare in Germania, liberare Berlino e restaurarvi l’impero.

Resta il fatto che però in quel momento, a Liepāja, città portuale sul Baltico, ha a sua disposizione un’enclave di soli 50 km quadrati e appena 3850 uomini, di cui qualche centinaio di lettoni. Sul piano politico, si trova lì il governo di Andrievs Nigra, un letterato estone filo-tedesco, che soprattutto rappresentava gli interesse dei latifondisti germanici.

Ultime vittorie sul Baltico

Von der Golz non sarebbe tuttavia restato con le mani in mano: l’offensiva da lui intrapresa immediatamente lo avrebbe portato ad occupare Riga il 23 maggio del 1919, nonostante la competizione, e talvolta lo scontro aperto, tra tre fazioni politiche che operavano in Lettonia contro i Bolscevichi: quella appunto filo-tedesca di Nigra (considerato per questo un traditore dopo l’indipendenza); quella del filo-occidentale Karlis Ulmanis (il cui governo sarebbe stato rovesciato proprio da von der Goltz il 16 aprile 1919), e quella filo-russa e reazionaria del così detto Stato della russia occidentale di Pavel Bermondt-Avalov.

Il generale tedesco poteva comunque contare su dei veterani, come la celebre unità dei Corpi Franchi (Freikorps) nota come Eiserne Division, su elementi dell’VIII Corpo di armata tedesco, sulla Baltische Landeswehr, formata da tedeschi del Baltico e Lettoni.

L’avventura di von der Goltz e dei Baltikumer si sarebbe presto conclusa, dopo la firma del Trattato di Versailles (28 giugno 1919), per cui il 12 ottobre 1919 il generale tedesco sarebbe stato privato di ogni incarico politico-militare: poco dopo, al principio del 1920, i Freikorps baltici si sarebbero sciolti, fornendo così al rinascente nazionalismo tedesco un consistente serbatoio di reclutamento.

Per capire infatti cosa pensassero questi uomini è interessante leggere un brano del discorso che il capitano di marina Paul Siewert tenne il 25 agosto del 1919 alla Deutsche Legion, un’unità di soldati tedeschi inquadrata nell’esercito bianco russo occidentale:
«Con animo fiero abbiamo combattuto con decisione per fermare il fronte bolscevico, contrapponendoci anche agli ordini che ci venivano dal nostro governo, messo sotto pressione dall’Intesa. In quanto militari, noi siamo cresciuti sotto il segno dell’obbedienza, ma crediamo tuttavia che la nostra coscienza debba avere la precedenza sugli ordini quando essa ci ingiunga di diferendere i confini della nostra patria dalle tribolazioni senza nome che l’irrompere delle orde bolsceviche avrebbe imposto al nostro popolo, e quando ci chiami a collaborare alla liberazione dell’umanità dalle fatali conseguenza del bolscevismo russo. Nelle nostre orecchie echeggiano ancora le grida delle donne violentate, dei bambini fatti a pezzi, e di fronte ai nostri stanno ancora le immagini di cadaveri bestialmente massacrati. […] Al di là dell’odio che la guerra mondiale ha provocato tra i popoli, noi proponiamo una grande idea che può unificarli, per la quale noi vogliamo combattere e morire, la lotta comune per una vera visione del mondo di natura sociale, la lotta per la difesa di questa elevata religione ideale contro il veleno mortale della degenerazione bolscevica […]. Forse c’è ancora un dio, nell’universo, che ci accompagnerà1 ».
Sono temi dell’anticomunismo europeo che ricorreranno in tutto il lungo dopoguerra e oltre, in Germania, e non solo: Paul Siewert, per la cronaca, morirà in combattimento poche settimane dopo, il 16 novembre 1919.

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  1. Aa.Vv., Darstellungen aus den Nachkriegenkämpfen deutscher Truppen und Freikorps, Die Kämpfe im Baltikum nach der zweiten Einnahme von Riga. Juni bis Dezember 1919, Anlage 1, Mittler, Berlino, 1938, pp. 193-194. []