Mario Carli, Futuristi e Arditi, 1 gennaio 1919

Mario Carli, uno dei più rappresentativi esponenti del Futurismo italiano, fonda a Roma l’Associazione fra gli Arditi d’Italia.

In questo momento l’intellettuale futurista è ancora ufficiale di questi reparti d’assalto, che avevano svolto un ruolo rilevante nelle ultime fasi della Grande Guerra sul fronte italiano, non solo in quanto unità d’élite ma soprattutto per il particolare spirito di corpo che li animava, che per Carli faceva di loro i futuristi della guerra.

Così Carli avrebbe infatti definito gli Arditi, nel libretto Noi Arditi pubblicato pochi mesi dopo:

Io vedo negli Arditi il trionfo di una giovinezza modernissima e italianissima, non guasta da scetticismi e da esperienze roditrici. L’esplosione di una razza degli istinti potenti: muscoli poderosi fasciati di nervi vibranti, intelligenza spregiudicata e acuminata, cuore e vene traboccanti, fegato e stomaco sanissimi, desiderio inesausto di marciare in testa: dovunque si vada, qualunque pericolo ci attenda1.

Non meraviglia che sia stato Mussolini ad ospitare, qualche giorno, dopo il manifesto dell’Associazione sulle colonne del Popolo d’Italia, il quotidiano con il quale aveva da qualche tempo affermato che, per risolvere i problemi dell’Italia postbellica, avrebbe dovuto affermarsi una trincerocrazia di combattenti e produttori.

Molti appartenenti all’Associazione fra gli Arditi costituita da Carli, del resto, avrebbe poi partecipato il 23 marzo 1919 alla fondazione di quei Fasci di Combattimento coi quali il fascismo avrebbe mosso i suoi primi passi in Italia: Renzo De Felice sottolinea infatti che “l’accettazione da parte di Mussolini dell’impostazione ardito-futurista volle dire l’accettazione dei metodi di lotta dei futuristi e degli arditi”2.

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  1. M. Carli, Noi Arditi, Facchi Editore, Milano, 1919, p. 64 []
  2. R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario 1883-1920, Einaudi, Milano, 1995, p. 482 []