Il ritiro Usa dal trattato INF: una storia europea (seconda parte)

I primi clamorosi mutamenti in Urss non tardarono infatti a giungere, con la perestroijka di Gorbachev.

Il trattato sulle forze nucleari a medio raggio (INF)

Quando dunque la vittoria finale nella Guerra Fredda appariva oramai scontata, si arrivò nel 1987 alla firma, da parte di Ronald Reagan e del segretario sovietico, proprio del trattato denominato Intermediate Range Nuclear Forces Treaty, noto anche come INF, il quale mette al bando due classi di missili nucleari: quelli balistici basati a terra con gittata fra i 1000 ed i 5500 km, e quelli da crociera (cruise) a raggio corto o intermedio, con gittata compresa fra 500 e 1000 km. Esso ha comportato l’indubbio beneficio della completa eliminazione di quasi 2700 missili, di cui 860 americani e 1800 sovietici, ma non ha risolto non solo il problema più generale della permanenza di arsenali nucleari comunque in grado di distruggere tutto quanto esiste sulla Terra, ma nemmeno la questione della zona grigia di cui parlavamo all’inizio, rappresentata appunto da armi nucleari che sono, diciamo così, più usabili.

Quanto ciò sia vero, ha cominciato a manifestarsi da tempo, non solo quindi, come parrebbe leggendo i giornali di queste settimane, a seguito della decisione assunta dall’attuale presidente Donald Trump lo scorso 20 ottobre.

Pochi ricordano infatti, ad esempio, che gli Stati Uniti di Bush jr. si sono ritirati dal trattato che metteva al bando gli ABM (Anti-Balistic Missiles) il 13 dicembre 2001, grazie al clima di crociata anti-islamica con cui negli stessi giorni si era dato avvio alla campagna afghana i cui esiti fallimentari sono oggi, diciassette anni dopo, sotto gli occhi di tutto il mondo. Si approfittò quindi del clima di mobilitazione mondiale contro il terrorismo per aprire la strada, già preconizzata dalle Star Wars di Reagan, di creare un sistema di missili anti-missile che renderebbe teoricamente possibile anche un confronto nucleare, nella presunzione di potere abbattere in volo quanti più missili a testata nucleare lanciati dal nemico.

Non solo Trump, ma anche Obama

Tale proposito si è concretizzato durante la presidenza Obama con l’installazione del GMD (Ground Missile Defense), una rete che ad oggi conterebbe 44 intercettori disposti su tutto il territorio degli Usa, con una prima linea difensiva costituita da 44 missili intercettori, collocati tra Alaska e California: un apparato destinato a raggiungere 100 postazioni entro il 2020.

Non meno rilevante, nel 2003, un’altra decisione del Dipartimento della Difesa (DoD) Usa: quella che dava vita ad un sistema denominato Prompt Global Strike (PGS) la cui missione è dare agli Stati Uniti la possibilità di colpire con armi convenzionali obiettivi in qualsiasi punto della Terra in meno di un’ora, senza necessità di utilizzare basi avanzate. Il sistema potrà servirsi di tutta la panoplia di armi disponibili, da quelle più classiche (bombardieri, missili balistici e di crociera) a quelle più avanzate, come la cosiddetta tecnologia boost-glide che associa un propulsore ipersonico, capace cioè di raggiungere anche oltre 20 volte la velocità del suono, ad una discesa planata in cui si effettua il lancio della testata prescelta. Queste armi, presentate come convenzionali, sarebbero però perfettamente associabili a testate nucleare, rendendo quindi impossibile all’avversario valutare se si sta o meno scatenando contro di lui un attacco nucleare.

Nel 2007, gli Stati Uniti e la Russia, ben consapevoli della nuova corsa ad armamenti micidiali, proposero all’Onu di estendere le proibizioni stabilite dall’IFNT all’intera comunità internazionale. Ma alcuni Paesi, da poco dotati di questo tipo di armi, non erano disposti a rinunciarvi – in primo luogo la Cina. Altri, memori dei precedenti dinieghi da parte delle potenze nucleari di procedere ad ulteriori disarmi, non vollero accettare questa proposta della quale sul piano militare avrebbero ovviamente beneficiato soprattutto Usa e Russia.

Svanì in questo modo la possibilità di avviare un più ampio processo di eliminazione delle armi nucleari a medio raggio. L’area grigia restava intatta.