Libertà di parola alle corde: come reagire

Se la libertà significa qualcosa, essa significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentirsi dire. (George Orwell)

Ciò di cui il mondo arabo ha più bisogno è un’espressione libera. (Jamal Khashoggi)

Condividiamo qui di seguito un recente post da beyondmoney.NET lo scorso 25 ottobre nel quale vengono proposte misure concrete per evitare il controllo sulla libera pubblica opinione da parte dei proprietari dei social media.

Fine della libertà di parola?

Nel suo famoso romanzo distopico, 1984, George Orwell descrive un mondo in cui le azioni e le parole della gente sono strettamente monitorate al fine di rilevare e punire il delitto di pensiero. È un mondo in cui l’organizzazione del potere dominante ha i mezzi per prevenire l’espressione di qualsiasi idea o narrativa che possa sfidare quelle codificate degli eventi e della realtà. Anche se un po’ più tardi rispetto ai calcoli di Orwell, quel mondo è ormai arrivato.

Lo sviluppo di internet e del web in tutto il mondo ha offerto, per un po’ di tempo, un enorme potere alla gente comune di comunicare e informarsi a vicenda direttamente, scavalcando i filtri dell’informazione ufficiale ed il controllo centralizzato delle informazioni. Ma, negli ultimi anni, sono emersi nuovi megaliti multinazionali che hanno il potere di spostare il controllo dell’informazione a favore del Grande Fratello. Siamo diventati così dipendenti da piattaforme di media aziendali privati come Facebook, Twitter, Google e YouTube, che sono in grado di manipolare i nostri pensieri ed i nostri comportamenti.

Essere banditi da questi canali significa essere effettivamente banditi dalla partecipazione al dialogo politico. Il potere delle multinazionali proprietarie dei social media su di una simile scala di grandezza finisce inevitabilmente per essere complice delle oligarchie politiche nel controllare le percezioni pubbliche e nel definire la realtà. L’accesa battaglia contro le false notizie (fake news) è in realtà una battaglia contro la libertà di parola.

La polizia del pensiero di Facebook per eliminare le voci dissenzienti

L’eliminazione che Facebook sta praticando di centinaia di pagine e di account negli ultimi giorni è stata ampiamente segnalata. Le purghe sono state fatte sulla base di accuse di spam e di comportamento non autentico (inhautentic behavior), o su quella di propalare propaganda russa. Ma c’è molto di più.

Un articolo sulla rivista on-line, Global Research, descrive l’accordo che Facebook ha stabilito cinque mesi fa con il Consiglio Atlantico per “impedire che [il loro] servizio venga manipolato durante le elezioni”. Cos’è il Consiglio Atlantico? Secondo l’articolo, il Consiglio Atlantico “è un think tank che è essenzialmente finanziato dalla NATO, dai produttori di armi, dalle monarchie medio-orientali del petrolio, da grandi finanzieri e da diversi settori delle forze armate statunitensi. In breve, è stato descritto come niente meno che la struttura di propaganda non ufficiale della NATO. Il Consiglio Atlantico non nasconde le sue ambizioni politiche a livello mondiale, che trovano conferma anche solo guardando chi siede nel suo consiglio di amministrazione – la crème de la crème in materia di neoconservatori e guerrafondai: Henry Kissinger, Condoleezza Rice, Frank Carlucci, James A. Baker, R. George P. Shultz, James Woolsey, Leon Panetta, Colin Powell, Robert Gates, e molti altri.”

L’articolo afferma inoltre che, “molte delle pagine e degli account cancellati appartengono a politici (spesso di sinistra), pacifisti, giornalisti indipendenti e media che sono noti per andare controcorrente rispetto al conformismo dei media ufficiali.” Potete leggere l’articolo completo qui.

Allora, cosa possiamo fare?

Boicottiamo Facebook, così come Twitter, YouTube e tutte quelle piattaforme social media che fanno massivamente propaganda ed incetta di dati. So che non è cosa facile da fare, ma esistono dei social media alternativi, e diversi di loro stanno emergendo ogni giorno di più. Ecco una lista di 6 alternative a Facebook. Quest’altro articolo fornisce poi un elenco di ben 11 alternative a Facebook, e la stessa Fox News, sorprendentemente, fornisce un elenco di alternative sicure a Facebook, Instagram e Twitter. Il mio motore di ricerca, DuckDuckGo, ne indica molti di più.

Un’alternativa a Facebook che ha ottenuto un significativo sostegno finanziario negli ultimi tempi è MeWe. Un recente articolo riferisce che MeWe è finora riuscito a raccogliere 10 milioni di dollari per sostenere il suo sviluppo. L’articolo cita il fondatore e CEO di MeWe, Mark Weinstein: “È chiaro che il mondo vuole una migliore rete social, che tratti il suo aderente come un cliente da servire, non come un possessore di dati da commercializzare. Abbiamo costruito un’esperienza di social networking che offre una straordinaria serie di funzionalità che la gente ama, e nessuna delle loro c***. Non abbiamo pubblicità, spyware, manipolazione dei contenuti, nessun riconoscimento facciale e nessun russo (o qualcuno del genere) che ci paghi per proporre notizie false.”

Beh, sembra davvero promettente: ma solo il tempo potrà dire quanto sia sincera…