Guerra morbida e guerra dura

Tra i documenti di lavoro dell’importante conferenza organizzata dall’autorevole Institute for Policy and Strategy israeliano a Herziliya tra il 31 gennaio ed il 3 febbraio scorsi, ci ha molto colpito un documento di lavoro del panel su “Risposta alla sfida dell’indottrinamento radicale”, i cui autorevoli partecipanti internazionali sono già stati presentati sul nostro sito da G. Colonna: qui di seguito forniamo un’ampia traduzione, oltre a rendere possibile il download del documento integrale originale in lingua inglese.
Ci ha in particolar modo colpito l’idea della soft war (“guerra morbida”, ma il gioco di parole è evidente) che si starebbe combattendo in permanenza contro lo Stato israeliano, che giustifica, agli occhi dell’autorevole gruppo di esperti che hanno preparato e redatto lo studio, l’assunzione di un dettagliato programma di quella che in realtà è una vera e propria “guerra psicologica”, suggerendo la costituzione di un’apposita agenzia o di una specifica organizzazione nell’ambito della comunità dell’intelligence israeliana, a cui sarebbe addirittura conferito un potere generale di indirizzo sull’intera comunità.
Crediamo che la lettura del documento non necessiti di commenti ulteriori: esso testimonia del fatto che nei prossimi mesi ed anni Israele svilupperà un’ampia campagna di supporto propagandistico in tutte le sedi opportune, affidata a esperti di intelligence, di pubbliche relazioni e di psyop (operazioni psicologiche).
In particolare ci appare inquietante la prospettiva che lo Stato ebraico intenda esercitare pressioni perché il diritto umanitario internazionale venga modificato allo scopo di assicurare alle potenze occidentali e ad Israele “maggiore libertà nella guerra al terrore, affinché tali azioni necessarie non siano considerate violazioni dei diritti umani o addirittura crimini di guerra”.
Quanto della verità storica rimarrà dopo la messa in atto delle campagne di guerra psicologica i cui obiettivi strategici vengono qui tracciati, in particolare rivolte al mondo occidentale ed all’Europa, lasciamo giudicare al lettore.
È chiaro comunque che sempre più in futuro ricostruire la verità sulla situazione mediorientale richiederà una certa dose di coraggio e una grande indipendenza di giudizio.

The “Soft Warfare” against Israel: Motives and Solution Levers
A Working Paper in Preparation for the Herzliya Conference 2010
Shmuel Bachar, Shmuel Bar, Rachel Machtiger

Negli ultimi anni, l’istigazione all’odio contro Israele e gli Ebrei è cresciuta con una sempre più intensa delegittimazione dell’identità nazionale del popolo ebraico, contro il Sionismo e contro l’attuazione del Sionismo nello Stato di Israele. Questa istigazione è la forza traente che sta dietro la “guerra morbida” (soft war) in corso contro Israele. È una guerra di carattere strategico orchestrata da diverse entità ostili a Israele in tutto il mondo, che impiegano numerosi metodi per aggredire lo Stato di Israele (e forse lo stesso popolo ebraico), minarne la posizione e l’immagine e danneggiare la sua capacità di agire liberamente. La tendenza si esprime in una campagna che delegittima la politica militare di Israele e la sua diplomazia e la cui più radicale espressione è la negazione della legittimità di Israele in quanto stato ebraico. Le “armi” utilizzate in questa aggressione sono multiformi, disseminazione di disinformazione attraverso i media allo scopo di eliminare il sostengo pubblico e dei governi a favore di Israele, boicottaggio nelle università contro Israele nel suo insieme e in suoi specifici settori, limitazioni della libertà di commercio.
(…)

Soluzioni
A) Proposta preliminare

Prima di qualsiasi riorganizzazione destinata a gestire la “soft warfare”, il governo di Israele deve riconoscere che non si tratta di un’altra ondata di protesta anti-israeliana ed anti-semita come ricaduta di qualche evento connesso con lo Stato di Israele.
Invece, l’approccio di Israele deve essere rivoluzionato se si intende affrontare in modo adeguato il fenomeno che viola la libertà politica, diplomatica e militare di Israele. Israele deve costruire delle capacità non militari integrate per difendersi contro l’attacco alle sue forze civili e militari e deve adottare misure proattive contro i suoi nemici che impiegano misure non-fisiche che sono nondimeno nocive per la sicurezza nazionale di Israele.

Percorsi Operativi

Ricerca, analisi e documentazione
1. Ricerca per identificare tutti gli attori chiave che accendono e generano odio (rispetto a quanti lo diffondono), suddividendoli per paese, religione ed etnia, allo scopo di analizzare le loro motivazioni ed obiettivi, valutandone la minaccia e le modalità di condotta nei confronti di ognuno.
2. Insieme con le strutture accademiche in Israele, ed all’estero con le organizzazioni filo-israeliane, ricerca continua e sistematica di tutte le pubblicazioni anti-israeliane, comprese le analisi sviluppate da media, relazioni, boicottaggi e attività universitarie, immediate risposte e contrattacchi.
3. Sistematica ricerca di convenzioni internazionali, tratti, risoluzioni, minacce collegate al terrorismo e documenti in materia di genocidio, diritti umani, ecc.
4. Identificazione e denuncia, esercitando pressioni sugli sponsor degli istigatori.
5. Mappatura delle NGO filo-israeliane e filo-occidentali per utilizzare i loro servizi allo scopo di far giungere relazioni e messaggi veritieri alle loro audience.
6. Documentazione, catalogazione e archiviazione (in archivi appositi) di misure di contro-sobillazione e creazione di un efficiente sistema di recupero dei dati che consenta l’uso in tempo reale di materiale documentale.

Educazione
1. Pubbliche relazioni nelle scuole e nelle università europee, sviluppate da oratori che si esprimono in lingue estere. Queste pubbliche relazioni dovrebbero riguardare sia Israele che la sua storia e quella dell’Islam radicale, con i pericoli che esso manifesta.

Settore giuridico
1. Creare un collegamento fra la campagna di delegittimazione nei confronti di Israele sui media internazionali e l’arena legale. Devono essere individuate le vie legali con cui combattere le azioni legali assunti dai gruppi filo-palestinesi in Europa contro leader politici e comandanti militari israeliani.
2. Sviluppare azioni legali da parte del governo israeliano e di entità indipendenti in Israele e all’estero contro reti di media, pubblicazioni, NGO e individui che realizzano rapporti diffamatori, potrebbe essere una delle vie più efficaci nella lotta contro l’istigazione all’odio. Delle NGO potrebbero essere collocate nei paesi europei interessati per svolgervi il ruolo di avvocati locali nel sostenere contro-campagne e presentare metodicamente azioni legali contro i leader palestinesi e le organizzazioni terroristiche per il loro ruolo nell’incoraggiare e sviluppare il terrorismo contro i civili. Possono essere anche mobilitate le NGO amiche già esistenti.
4. Lavoro di ricerca e coordinamento relativo alle normative sull’istigazione all’odio e adattamento delle stesse all’attuale situazione. In alcuni casi, organizzazioni locali potrebbero essere contattate perché richiedano ai loro governi di applicare queste norme. Per esempio, i governi potrebbero essere spinti a mettere in atto divieti contro l’ingresso di talune persone, oppure a porle sotto processo per istigazione all’odio, specialmente in connessione con pubblicazioni stampate o distribuite in quel paese, vuoi per un’attitudine tollerante nei confronti della letteratura araba che è percepita come legittima ed autentica, vuoi perché essa risulta non intelligibile alle persone non di lingua araba.
5. Esercitare pressioni per modificare le normative, come accaduto in Belgio, Spagna e recentemente anche in Gran Bretagna. Le norme internazionali contro il terrorismo dovrebbero essere aggiornate e adattate per consentire ai Paesi occidentali, inclusa Israele, maggiore libertà nella guerra al terrore, cosicché tali azioni necessarie non siano considerate violazioni dei diritti umani o addirittura crimini di guerra. Entità non governative che sono ostili ad Israele (Hamas, la Jihad islamica palestinese, Hezbollah e Al Qaeda) hanno manipolato i cavilli del diritto internazionale per colpire ed isolare Israele, mentre agiscono nell’impunità, “liberi” dalle restrizioni del diritto internazionale, mentre in realtà ne violano la lettera e sicuramente lo spirito. A tale fine, Israele dovrebbe operare insieme agli Stati Uniti e ai membri della Nato che combattono in Afghanistan, i cui decisori politici e militari potrebbero essere incriminati sulla base del principio della giurisdizione universale.
6. Accrescere la presenza di Israele nella letteratura giuridica. Attualmente le riviste legali che si occupano del conflitto israelo-palestinese lo stanno facendo da una prospettiva filo-palestinese. Non ci sono testi riguardanti il diritto internazionale e Israele, per cui la letteratura palestinese riceve l’attenzione dell’arena accademica del diritto internazionale. Le NGO dovrebbero essere spinte a finanziare ricerche sul conflitto che forniscano una chiara presentazione del punto di vista israeliano.

L’arena politica
1. Una trasformazione fondamentale nella diplomazia pubblica di Israele tale per cui Israele divenga proattivo invece che reattivo, prevenendo l’istigazione all’odio piuttosto che dovendo difendersi contro di esso dopo che è stato diffuso; in questo modo Israele passerebbe la battaglia per conquistare l’opinione pubblica nel campo avversario.
2. La diplomazia pubblica di Israele dovrebbe essere trasformata in modo che sia più aggressiva contro l’istigazione all’odio, nei Paesi con cui Israele ha accordi di pace. Israele deve essere anche più risoluto nell’affrontare l’istigazione all’odio in Occidente, dove si tende a trascurare taliistigazioni fin tanto che quei Paesi non sono oggetto di attacchi diretti e in alcuni casi addirittura supporta in modo indiretto questa istigazione finanziando libri di testo che predicano l’odio.
3. Mostrare il lato positivo di Israele, enfatizzando i suoi risultati ed il suo contributo nella scienza, nella tecnologia, in medicina, in agricoltura ed in altri campi.
4. Persone non ebree, organizzazioni internazionali e non ebraiche di vari altri Paesi dovrebbero essere mobilitati per agire contro l’istigazione all’odio anti-israeliano ed anti-semita.

I media
1. I canali mediatici dentro e fuori Israele dovrebbero ricevere indicazioni efficaci e ben articolate in modo che il punto di vista di Israele sia alla fine udito. A questo scopo, Israele può operare con ambienti accademici israeliani e non-israeliani e con esperti di pubbliche relazioni che parlino le lingue locali in vari territori.
2. Costituire un canale satellitare Tv israeliano che diffonda il punto di vista israeliano e contrasti i messaggi di odio. Donazioni ebraiche in Israele e all’estero potrebbero facilitare questo compito. L’idea è di creare un canale sul modello di Al Jazeera che sia diffuso in Inglese, Arabo, Francese e anche in Russo. È stata avanzata la proposta di chiedere ai Paesi arabi con cui Israele mantiene relazioni diplomatiche di consentire la creazione di una canale satellitare israeliano che dovrebbe trasmettere insieme ai canali satellitari arabi (come l’egiziano NileSat) e sarebbero in grado di dare informazione su Israele in arabo. Anche l’amministrazione statunitense potrebbe essere invitata a premere sul governo egiziano per permettere ciò come parte del processo di normalizzazione fra Israele e il mondo arabo.
3. Rinnovamento della rete internazionale della radio israeliana in modo che sia accessibile ad ascoltatori nel mondo arabo e ripresa della radio e dei programmi televisivi in arabo, interrotti dopo gli Accordi di Oslo.
4. Utilizzo dei più importanti siti web di informazione arabi, specialmente i più liberali, per promuovere i messaggi israeliani e rifiutare le menzogne e i messaggi di odio contro Israele. Potrebbe essere creato un blog sul quale vengano collocati articoli e risposte che possono essere fornite contro le affermazioni di arabi e musulmani. Siti web come Ilaf, Al-Sharq Al-Awsat e Al Hayat che hanno milioni di lettori, possono essere utilizzati per pubblicare articoli e commenti.

Adattamento del messaggio e della terminologia alla tipologia di ascolto
Il messaggio e la terminologia dovrebbero essere adattati ad ogni specifico tipo di audience:
1. Palestinesi, stati Arabi e circoli islamici. Questi circoli ignorano la realtà di Israele, la sua politica così come attuata in realtà, la storia ebraica, poiché sono alimentati da fonti Palestinesi, Arabe e Israeliane. La maggior parte del materiale pubblicato in arabo su Israele e gli Ebrei è distorto e pieno di pregiudizi ed evita di menzionare persino il fatto che il Corano stesso parla del diritto di Israele sulla terra di Israele. Allo stesso tempo, questi circoli sono desiderosi di saperne di più su Israele e gli Ebrei. Lo sforzo dei media diretto ai circoli arabi dovrebbe essere adattato alla terminologia cui essi sono abituati, evitando l’impiego di un’evidente terminologia occidentale; gli Arabi, i Musulmani ed i loro valori dovrebbero essere trattati con rispetto, come eguali; enfasi dovrebbe essere data ai valori che Giudaismo e Islam condividono. Israele dovrebbe spingere per la più ampia copertura dei media arabi, musulmani e palestinesi. Oltre a queste contemporanee iniziative, Israele dovrebbe diffondere materiali di base su Israele e l’Ebraismo attraverso tutti i possibili canali, comprese le biblioteche.
2. Idee positive provenienti dal mondo arabo dovrebbero essere incoraggiate e integrate nelle posizioni israeliane. Ci sono alcuni Palestinesi e Arabi moderati che sono felici di cooperare; Israele dovrebbe sfruttare questa opportunità.
3. L’Occidente. Il pubblico occidentale, in special modo i membri del Parlamento europeo hanno in genere scarsa familiarità con il modo in cui viene attuata la politica israeliana. La loro conoscenza di Israele avviene nella maggior parte dei casi attraverso la copertura mediatica di eventi negativi, spesso ottenuta da fonti diffamatorie palestinesi ed arabe.
4. I decisori politici occidentali ed il pubblico devono essere affrontati con una terminologia che esprima i valori culturali liberali che l’Occidente sostiene. I valori dell’Islam radicale che sono diametralmente opposti a quelli dell’Occidente devono essere messi in evidenza. I legami fra le entità che predicano l’odio, la corruzione ed il terrore devono essere affermati pubblicamente. Per esempio, la propaganda nei testi scolastici dovrebbe essere denunciata come gli abusi sessuali sui minori, seguendo la reazione dal segretario di Stato americano, Hillary Clinton quando ha visto tali materiali. L’uso di una terminologia come “abuso sessuale su minori” o “lotta contro il fanatismo religioso” dovrebbe aiutare Israele a veicolare il messaggio e convincere la pubblica opinione occidentale della sua giusta causa.
5. Gli istigatori all’odio dovrebbero essere delegittimati e screditati mettendo in luce la loro mancanza di credibilità; il loro legame con radicali quali i neo nazisti ed Al Qaeda; i loro collegamenti con l’Arabia Saudita, l’Iran e la Fratellanza Musulmana, ecc.; l’inconsistenza di numerose loro affermazioni, che nulla hanno a che vedere con Israele e gli Ebrei. Sarebbe preferibile avere persone ed organizzazioni di fama internazionale per inviare questi messaggi contro gli istigatori all’odio. Dovrebbero essere indicati fatti che confutino le affermazioni degli istigatori ed evidenzino i loro tentativi di nascondersi dietro un’apparenza positiva.
6. Organizzazioni internazionali. Le Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali da generazioni hanno considerato Israele come uno stato canaglia, imperialista e colonialista. In queste arene internazionali, il blocco arabo e musulmano ha di norma una maggioranza nell’adottare risoluzioni che coincidono con la posizione arabo-palestinese. Israele dovrebbe attribuire maggiore importanza agli sviluppi nelle Nazioni Unite e dovrebbe impiegare le NGO ebraiche in modo sistematico per sostenere i maggiori decisori politici e trasformare il loro orientamento nei confronti di Israele.
7. Il Terzo Mondo. Israele ha per anni dato bassa priorità alle sue relazioni con questi Paesi che si sono allineati al mondo arabo e islamico nel sostenere le risoluzioni anti-israeliane nelle assise internazionali. Israele dovrebbe dare priorità ai Paesi africani e latino-americani per indebolire la maggioranza automatica contro di lui alle NU e nelle altre organizzazioni internazionali.

Preparazione organizzativa
La maggior parte delle persone coinvolte [nell’elaborazione del presente documento, N.d.C.] è concorde nel ritenere che per gestire la battaglia contro l’odio è necessaria un’agenzia governativa adeguatamente finanziata. Questa agenzia dovrebbe trattare i diversi aspetti connessi: religione, diritto internazionale, politica, istigazione, libri di testo, ecc. Dovrebbe coordinarsi con le altre agenzie governative coinvolte e lavorare insieme con organizzazioni e persone all’estero che potrebbero essere ritenute rilevanti per questo sforzo.
Le opzioni in discussioni sono quindi:
1. Un’agenzia speciale sotto il controllo del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano che elaborerebbe e gestirebbe la strategia di pubbliche relazioni che dovrebbe essere sviluppata da portavoce israeliani, organizzazioni filo-israeliane e attivisti all’estero.
2. Un’entità nell’ambito della comunità dell’intelligence israeliana che dovrebbe raccogliere, analizzare e diffondere l’informazione e intraprendere “operazioni” in aree rilevanti per la campagna di pubbliche relazioni di Israele. Questa entità potrebbe inglobare funzioni attualmente svolte dal Centro di Informazione e Intelligence sul Terrorismo (Malam) e cooperare con altre agenzie di raccolta di informazioni, come il MEMRI; identificare materiali di intelligence e operativi che potrebbero supportare le relazioni pubbliche di Israele; curare la diffusione al pubblico di questi materiali. Dovrebbe poi definire gli argomenti chiave delle attività di intelligence per la comunità dell’intelligence e dirigere le agenzie di intelligence, per contrastare gli sforzi della propaganda anti-israeliana. Costituire una simile agenzia richiederebbe personale specialistico che comprenda persone che parlano arabo o altre lingue importanti, oltre a esperti di diritto.

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