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        <title>Gli editoriali di Clarissa</title>
        <description>Gli ultimi sette editoriali dal webzine Clarissa</description>
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       <dc:date>2010-07-30T02:26:28+01:00</dc:date>
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        <dc:date>1970-01-01T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:creator>Simone Santini</dc:creator>
        <title>La sfida totale, intervista a Daniele Scalea</title>
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        <description>&lt;div align=\&quot;justify\&quot;&gt;&amp;Egrave; recentemente uscito per la Fuoco Edizioni il saggio &quot;La sfida totale - Equilibri e strategie nel grande gioco delle potenze mondiali&quot; di Daniele Scalea, giovane e talentuoso ricercatore gi&amp;agrave; redattore della rivista di geopolitica Eurasia ed ora al suo primo libro. &lt;em&gt;La sfida totale&lt;/em&gt; &amp;egrave; una gemma rara, uno straordinario esempio di come la geopolitca, apparentemente una disciplina  cos&amp;igrave; complessa da essere materia riservata solo a grigi specialisti, riveli invece una freschezza e una ricchezza di riferimenti, intuizioni, fascinazioni, che servono ad interpretare la storia dei popoli cos&amp;igrave; come la cronaca politica internazionale.  Abbiamo incontrato l\'autore per una chiacchierata di largo respiro sul suo libro e alcuni aspetti della odierna situazione mondiale.&lt;/div&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Daniele Scalea, grazie per averci concesso la possibilit&amp;agrave; di questa intervista. Comincerei proprio dall\'inizio. Il generale Fabio Mini ha scritto la prefazione al tuo volume, brevi note ma palpitanti e profonde. Un tuo commento.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Il generale Mini &amp;egrave; una figura d\'altri tempi. Un militare che, ad una vasta conoscenza pratica e teorica della sua professione, ha affiancato lo studio approfondito di varie tematiche, il tutto in un quadro di vasta cultura umanistica. Qualcosa di ben diverso dalla cultura superficiale, o al contrario dall\'iper-specializzazione, che si sono ormai affermati nella societ&amp;agrave; odierna. &amp;Egrave; stato dunque un piacere ed un onore che il mio primo libro potesse essere prefato da una persona simile.&lt;br /&gt;Per quanto concerne i contenuti della prefazione stessa, non posso che concordare e fare mia l\'appassionata difesa della validit&amp;agrave; della geopolitica, anche se dal generale Mini divergo a proposito del giudizio sulla geopolitica classica. Secondo il Generale la geopolitica classica, incentrata sull\'interesse e l\'azione dell\'attore statuale, passerebbe oggi in secondo piano rispetto ad una nuova geopolitica, non ancora formalizzata, che dovrebbe riguardare i nuovi soggetti primari della politica internazionale: le compagnie multinazionali, i capitali finanziari transnazionali, ed in generale le varie &amp;laquo;reti&amp;raquo; che bucano ed oltrepassano gli angusti confini dello Stato.&lt;br /&gt;Indubbiamente, oggi vi sono poteri &quot;informali&quot; che hanno acquisito un enorme peso decisionale. A mio giudizio, per&amp;ograve;, non &amp;egrave; sufficiente per individuare un nuovo paradigma geopolitico. L\'influenza di potentati &quot;extra-democratici&quot; non &amp;egrave; una novit&amp;agrave; della nostra epoca, per quanto oggi abbia raggiunto il suo massimo. Come ha insegnato l\'imprescindibile lezione della scuola elitista, troppo spesso dimenticata proprio perch&amp;eacute; mina le fondamenta ideologiche del regime attuale, tutti gli Stati d\'ogni epoca e luogo sono sempre stati oligarchie, a prescindere dal loro ordinamento formale. Da sempre le minoranze organizzate riescono ad avere la meglio sulle maggioranze disorganiche, sulle masse, e da sempre lo fanno anche tramando ed agendo nell\'ombra. &amp;Egrave; significativo che Karl Marx, autore quanto mai distante dagli elitisti, considerasse lo Stato come uno strumento di dominio e sfruttamento della classe dirigente su quella subalterna, e che Thomas More - lontano tanto da Marx quanto dagli elitisti - definisse lo Stato &amp;laquo;una conventicola di ricchi che, sotto nome e pretesto di Stato, pensano a farsi gli affari loro&amp;raquo;. Da notare che si tratta di pensatori distanti non solo negli orientamenti ma anche nel tempo e nello spazio, eppure tutti convergono nella sostanza sul loro giudizio dello Stato.&lt;br /&gt;Pur non disponendo di una documentazione &quot;dietrologica&quot; ricca come quella concernente le epoche pi&amp;ugrave; recenti, sappiamo per certo che i magnati di Roma antica ebbero un ruolo di primo piano nel definirne la politica estera &lt;em&gt;contingente&lt;/em&gt;. Nel Seicento e Settecento la politica dei Paesi Bassi fu determinata soprattutto dalla sua oligarchia mercantile. Nel secolo scorso il Banco di Roma incit&amp;ograve; Giolitti a conquistare la Libia. Non sono mancate, in questo quadro, le influenze di potentati transnazionali del tipo cui fa riferimento Mini. Tanto per fare un esempio, l\'espansione africana della Gran Bretagna nell\'Ottocento avvenne principalmente su impulso di Lord Rothschild, ma nello stesso periodo il ramo francese della famiglia Rotschild finanziava l\'imperialismo francese in Africa Occidentale. Non &amp;egrave; neppure necessario citare lo stretto intreccio tra la politica statunitense ed il &quot;complesso militare-industriale&quot;.&lt;br /&gt;Ma tutte queste &quot;spinte&quot;, appena descritte, non sembrano essere state troppo divergenti dall\'effettivo interesse nazionale degli Stati influenzati: Roma continu&amp;ograve; ad espandersi attorno al Mediterraneo, rimanendo fedele alla natura geopolitica del suo impero; i Paesi Bassi cercarono di diventare la prima potenza marittima, coerentemente coi caratteri geografici del loro paese; l\'Italia perseguiva la penetrazione nel Nordafrica e, in ottica di lungo periodo, l\'egemonia mediterranea, logica politica di potenza per una penisola montuosa nel cuore dello stesso; infine, Francia e Gran Bretagna cercavano di crearsi propri imperi coloniali per sostenere il rafforzamento dell\'apparato industriale, elemento imprescindibile della potenza statale.&lt;br /&gt;Le oligarchie, com\'&amp;egrave; ovvio, concorrono in maniera non trascurabile a definire l\'interesse nazionale, ma non possono ignorare del tutto quel che &amp;egrave; l\'interesse &lt;em&gt;oggettivo&lt;/em&gt;, potremmo dire &lt;em&gt;scientifico&lt;/em&gt;, della nazione: e quest\'ultimo &amp;egrave; fissato prima di tutto dalla geografia. Le nazioni in cui l\'interesse &lt;em&gt;soggettivo &lt;/em&gt;dell\'oligarchia diverge da quello &lt;em&gt;oggettivo&lt;/em&gt; della nazione, e s\'impone su di esso, sono destinate al declino. Ma le nazioni in cui l\'interesse oligarchico s\'accorda e si fonde con quello nazionale hanno saputo raggiungere, storicamente, i vertici della potenza.&lt;br /&gt;Se partiamo da questo presupposto - che nel corso della storia intera tutti gli Stati sono intimamente pi&amp;ugrave; o meno oligarchici, che tutte le oligarchie concorrono a fissare l\'interesse nazionale, e che le oligarchie nazionali possono essere legate tra loro (nell\'Et&amp;agrave; Moderna le dinastie regnanti erano tutte imparentate, ma ci&amp;ograve; non imped&amp;igrave; loro di combattersi incessantemente, cos&amp;igrave; come i magnati finanziari ed industriali erano tutti in affari tra loro nella prima met&amp;agrave; del Novecento, ma non di meno permisero due drammatiche guerre mondiali) - allora la dinamica giustamente sottolineata da Mini non ha per&amp;ograve; un peso talmente radicale da mutare il paradigma geopolitico stesso. Va tenuta in debito conto, ma non cancella la realt&amp;agrave; geografica con cui le societ&amp;agrave; umane debbono fare i conti.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sono rimasto affascinato dalla concezione della geopolitica classica della divisione e contrapposizione tra potenze terrestri e marittime di cui parli nel primo capitolo del libro, e di come queste caratteristiche geografiche possano influenzare non solo le strutture economiche ma anche l\'organizzazione statuale e la stessa antropologia dei cittadini. Ci puoi illustrare brevemente questi concetti?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&amp;Egrave; sempre stato un concetto tanto palese quanto contestato quello che la geografia influisse in maniera determinante o poco meno sulle sorti delle societ&amp;agrave; umane. Ci&amp;ograve; &amp;egrave; infatti inaccettabile agli occhi di tutte le ideologie universaliste, si chiamino esse &quot;cristianesimo&quot; o &quot;marxismo&quot; o in altro modo ancora, le quali rientrano tutte nel solco del progressismo unilineare. La geografia &amp;egrave; un elemento &lt;em&gt;differenziante&lt;/em&gt; le societ&amp;agrave; umane (gli &lt;em&gt;habitat&lt;/em&gt; non sono uguali per ogni popolo) e come tale non pu&amp;ograve; essere presa in considerazione tra i fattori determinanti se si vuol sostenere che le civilt&amp;agrave; hanno tutte un comune destino ineluttabile. Se invece non si vuole partire da una premessa generale (che pu&amp;ograve; essere il &quot;Paradiso&quot; cos&amp;igrave; come il &quot;Comunismo&quot; o la &quot;superiorit&amp;agrave; della razza ariana&quot;) e ricavare per &lt;em&gt;deduzione&lt;/em&gt; tutto ci&amp;ograve; che ne discende, ma al contrario si vuol partire dall\'osservazione empirica della realt&amp;agrave; per &lt;em&gt;indurne&lt;/em&gt; delle regole generali, allora la geografia conquista un posto di primo piano nella definizione delle sorti delle societ&amp;agrave; umane.&lt;br /&gt;Charles Darwin ha spiegato in maniera abbastanza convincente come le specie viventi reagiscano all\'ambiente circostante &lt;em&gt;adattandovisi&lt;/em&gt;. Quest\'adattamento non riguarda solo i caratteri fisici, ma anche i comportamenti. Oswald Spengler, ad esempio, spiegava con la geografia (e dunque con l\'adattamento all\'ambiente) le diverse attitudini di due popoli che, dal punto di vista biologico, sono decisamente simili: quello inglese e quello tedesco. I Tedeschi, trovandosi nel mezzo di una pianura aperta su pi&amp;ugrave; lati, esposti ad ogni tipo di pressione da parte dei vicini, hanno sviluppato un naturale senso di coesione e solidariet&amp;agrave; di gruppo: il comunitarismo tedesco sarebbe un surrogato di confini naturali certi. Al contrario gl\'Inglesi, protetti dal mare e dediti alle attivit&amp;agrave; di navigazione, avrebbero perci&amp;ograve; sviluppato il loro peculiare individualismo. Carl Schmitt, addirittura, individuava l\'origine della speculazione finanziaria nella pesca, che a differenza dell\'agricoltura non d&amp;agrave; un prodotto necessariamente &lt;em&gt;proporzionale&lt;/em&gt; al lavoro ma dipende dalla fortuna.&lt;br /&gt;Non c\'&amp;egrave; bisogno di spingersi fino ad interpretazioni cos&amp;igrave; stringenti e particolari per trovare esempi dell\'influenza geografica sulla storia. &amp;Egrave; certo che solo in presenza di pianure fertili e corsi d\'acqua si sono potute sviluppare le grandi civilt&amp;agrave; stanziali, e che &amp;egrave; proprio in queste civilt&amp;agrave; che si sono create istituzioni statali e sociali pi&amp;ugrave; articolate (il sovrappi&amp;ugrave; alimentare permette la differenziazione delle attivit&amp;agrave;). &amp;Egrave; certo che senza ingenti risorse di carbone la piccola Gran Bretagna non sarebbe stata cos&amp;igrave; potente nell\'Ottocento. &amp;Egrave; certo che senza la scoperta di rotte alternative verso l\'Oriente (Capo di Buona Speranza, Stretto di Magellano) il ruolo economico dell\'Italia non sarebbe declinato nel Cinquecento. Se il riso (che accelera lo svezzamento) non fosse stato originario della Cina e ivi coltivato gi&amp;agrave; ottomila anni fa, difficilmente gli Han si sarebbero moltiplicati con tanta rapidit&amp;agrave;. Si potrebbero fare infiniti esempi su come la geografia sia stata determinante nella storia di ogni popolazione.&lt;br /&gt;Sarebbe per&amp;ograve; un errore sfociare nel puro e semplice determinismo geografico. Non a caso, tra gli eserghi del mio libro ne ho scelto uno di Halford Mackinder (tra i padri nobili della geopolitica), il quale afferma che: &amp;laquo;&lt;em&gt;L\'equilibrio di potenza &amp;egrave; il prodotto delle condizioni geografiche e di fattori relativi, come il numero, la virilit&amp;agrave;, l\'equipaggiamento e l\'organizzazione dei popoli in competizione&lt;/em&gt;&amp;raquo;. L\'uomo &amp;egrave; un artefice del proprio destino, seppure non l\'unico. Usando una metafora calcistica, sicuramente calzante in questi giorni, la geografia detta le regole del gioco, ma poi in campo ci scendono degli esseri umani, capaci tanto di errori quanto d\'intuizioni geniali.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nel tuo volume dai ampio spazio alla figura ed al pensiero geopolitico di Zbigniew Brzezinski. Nonostante sia considerato un mentore del presidente Obama, a me pare che la sua visione strategica (contenimento dell\'Eurasia con la Russia suo elemento centrale; transizione di Ucraina ed Iran nel campo occidentale) non sia prevalente nell\'attuale politica americana. Concordi? Quali sono attualmente i principali antagonisti della dottrina Brzezinski?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Brzezinski &amp;egrave; mentore di Obama, che l\'ha definito &amp;laquo;uno dei maggiori pensatori&amp;raquo; degli USA contemporanei. Bisogna per&amp;ograve; considerare che Obama, diventando presidente, si &amp;egrave; trovato davanti una situazione particolare. Dal predecessore ha ereditato un debito pubblico fuori controllo, due guerre in corso e dall\'andamento non positivo, cattivi rapporti con mezzo mondo e, anche se questo non si pu&amp;ograve; addebitare a Bush jr. (o almeno non a lui principalmente), una grave crisi economica. &amp;Egrave; normale che in tali condizioni non si possa fare tutto quel che si vorrebbe.&lt;br /&gt;In ogni caso, la politica di Obama &amp;egrave; ostile alla Russia &lt;em&gt;almeno&lt;/em&gt; quanto quella del predecessore. Al di l&amp;agrave; della retorica del &quot;&lt;em&gt;reset&lt;/em&gt; nelle relazioni bilaterali&quot;, si pu&amp;ograve; osservare che: lo scudo antimissili balistici non &amp;egrave; stato abbandonato, ma solo ristrutturato (postazioni mobili anzich&amp;eacute; fisse, che sarebbero vulnerabili agli &lt;em&gt;Iskander&lt;/em&gt; russi piazzati nell\'&lt;em&gt;exclave&lt;/em&gt; di Kaliningrad) ed infine ampliato (si progettano componenti anche in Romania e Bulgaria); Washington si &amp;egrave; accordata con Mosca per sanzioni condivise contro l\'Ir&amp;agrave;n, e subito dopo - contro la volont&amp;agrave; russa - ne ha varate unilateralmente di ulteriori; recentemente la segretaria di Stato Hillary Clinton ha svolto un tour per i paesi ex sovietici, rassicurandoli sul sostegno degli USA contro il rischio di ritornare entro la sfera d\'influenza moscovita.&lt;br /&gt;Alla luce di quanto appena detto, ritengo che Brzezinski continui a fare scuola a Washington. Tuttavia, la sua influenza diminuisce sensibilmente quando ci si sposta nel Vicino Oriente, perch&amp;eacute; la voce pi&amp;ugrave; forte diviene quella della&lt;em&gt; lobby&lt;/em&gt; sionista.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;L\'amministrazione Obama sta cambiando in qualche modo il contesto geopolitico americano? &amp;Egrave; gi&amp;agrave; possibile delineare un carattere &quot;obamiano&quot; della attuale politica estera Usa?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Anche i pi&amp;ugrave; feroci critici di Obama gli riconoscono sempre almeno un pregio: &amp;egrave; un bravo oratore. Credo che proprio nelle parole stia la maggiore innovazione apportata da Obama alla politica estera statunitense. Bush abbaiava e mordeva. Obama continua a mordere ma cerca di non abbaiare, perch&amp;eacute; capita che una parola di troppo, in diplomazia, faccia pi&amp;ugrave; danni di una bomba. Ho appena citato il caso dei rapporti con la Russia: Obama sorride e stringe la mano a Medvedev, ma poi appena il Presidente russo si distrae, inanella una serie di misure antimoscovite che farebbero invidia ai tempi della Guerra Fredda (abbiamo avuto persino la retata di &quot;spie&quot; russe - alcune delle quali, come Vicky Pel&amp;aacute;ez, erano &lt;em&gt;al massimo &lt;/em&gt;degli &quot;agit-prop&quot; moscoviti, non certo dei ladri d\'informazioni riservate). Medvedev non &amp;egrave; un caso isolato. Obama sta dispensando abbracci e sorrisi a molti dei suoi nemici, cercando poi di pugnalarli alla schiena. Ha abbracciato Ch&amp;aacute;vez per poi circondare il Venezuela di truppe statunitensi. Si mostra amichevole con Lula da Silva ma sostiene sottobanco l\'opposizione brasiliana. Dispensa elogi a Berlusconi, ma non sorprenderebbe scoprire un giorno che, nel corso dell\'ultimo anno, abbia manovrato per farlo cadere e sostituirlo con qualcuno che non consideri Putin &quot;un amico&quot;.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Nel capitolo dedicato a Cina e India mostri come il Dragone viva nell\'attuale contesto geostrategico una straordinaria ambivalenza: pu&amp;ograve; essere considerato il competitore fondamentale dell\'Impero ma allo stesso tempo anche una sorta di &quot;hub dell\'occidente&quot; e l\'economia cinese un &quot;interfaccia&quot; della globalizzazione anglosassone in oriente. L\'attuale strategia statunitense in Medio Oriente e Asia centrale pu&amp;ograve; essere considerata come un\'operazione su larga scala per costringere la Cina a divenire in maniera strutturale il socio di minoranza dell\'Impero? Qual &amp;egrave; la tua opinione?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;L\'idea della Cina come &lt;em&gt;junior partner &lt;/em&gt;appare ormai superata. Lo stesso Obama ha optato, nei primi mesi della sua amministrazione, per un &quot;G-2&quot;, che almeno sulla carta prevederebbe un rapporto paritario. La Casa Bianca, per&amp;ograve;, non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; abituata a trattare &quot;alla pari&quot; con qualcuno, e Pechino si &amp;egrave; risentita per alcune provocazioni - come la massiccia vendita di armi a Taiwan (e qui ritorniamo all\'Obama che sorride ma nel frattempo pugnala alle spalle).&lt;br /&gt;Oggi gli USA cercano piuttosto un asse con la Russia per arginare la Cina ma, come abbiamo visto, non mancano neppure le provocazioni a Mosca.&lt;br /&gt;Attualmente mi pare che la Cina navighi verso l\'emancipazione: riduce le riserve in dollari e l\'acquisto di buoni del Tesoro statunitensi, rafforza lo yuan per proporlo come valuta di riferimento in Oriente, ristruttura lentamente la propria economia verso il mercato interno, vara un importante programma di riarmo navale. L\'incognita &amp;egrave; la possibile prossima crisi finanziaria in Cina. Il governo si sta sforzando di sgonfiare in maniera controllata la bolla immobiliare. Se fallisse, molte cose potrebbero cambiare, ma non &amp;egrave; scontato che lo facciano in meglio per gli USA. L\'economia statunitense rimane in bilico sull\'orlo del baratro, e l\'onda lunga d\'una eventuale crisi cinese potrebbe farle perdere l\'equilibrio.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;strong&gt;Usciamo infine dalle pagine del tuo volume per una incursione nella cronaca geopolitica. Analisti e commentatori si stanno dividendo sulle previsioni circa una possibile drammatica guerra prossima ventura in Medio Oriente. C\'&amp;egrave; chi sostiene, tra cui anche il sottoscritto, che si giunger&amp;agrave; prima o poi ad un confronto bellico con Teheran; altri ritengono, se non sbaglio tu ti trovi su questa linea, che alla fine una guerra non ci sar&amp;agrave;. Qual &amp;egrave; la tua posizione e la tua analisi attuale?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Io non so se la guerra ci sar&amp;agrave; &quot;alla fine&quot;, perch&amp;eacute; si tratta di un tempo troppo poco determinato per pronunciarsi. Rimango dell\'opinione che non ci sar&amp;agrave; &quot;a breve&quot;, e questa previsione si &amp;egrave; finora rivelata azzeccata - e spero, non solo per vanagloria personale, che continui ad esserlo ancora a lungo.&lt;br /&gt;Obama si &amp;egrave; presentato come l\'uomo che avrebbe risolto per via negoziale la crisi iraniana: sarebbe pronto ad affrontare il contraccolpo d\'immagine che conseguirebbe ad uno sviluppo bellico della stessa?&lt;br /&gt;Gli USA hanno truppe in Ir&amp;agrave;q e Afghanistan: da ci&amp;ograve; deriva che a) sono vulnerabili a rappresaglie iraniane e b) il loro esercito &quot;di campagna&quot; &amp;egrave; in larga parte immobilizzato. Non sono le condizioni ideali per attaccare il paese persiano.&lt;br /&gt;Il debito pubblico di Washington &amp;egrave; ormai fuori controllo, ed una nuova guerra non gli gioverebbe. A meno di pensare che, come successo spesso in passato, una nuova guerra possa rilanciare l\'economia statunitense. Per&amp;ograve; ogni guerra dev\'essere commisurata alla crisi che dovrebbe risolvere. Attaccare l\'Ir&amp;agrave;q all\'inizio degli anni \'90 o dopo l\'esplosione della bolla &quot;IT&quot; pu&amp;ograve; risolvere piccole crisi congiunturali, ma per crisi sistemiche come quella attuale sarebbe necessario un conflitto mondiale (vedi il Ventinove).&lt;br /&gt;Molti di questi deterrenti non si applicano a Israele, che rimane perci&amp;ograve; l\'indiziato principale per un ipotetico attacco aereo contro l\'Ir&amp;agrave;n. Credo ci siano discrete possibilit&amp;agrave; che Tel Aviv lanci una nuova aggressione bellica entro la fine dell\'anno, ma la vittima pi&amp;ugrave; probabile &amp;egrave; ancora una volta il Libano.&lt;br /&gt;Il programma nucleare iraniano non &amp;egrave; ancora cos&amp;igrave; minaccioso da giustificare un\'opzione militare. Anche se, come si diceva in precedenza, spesso gli uomini sbagliano. E i dirigenti a Washington e Tel Aviv, pi&amp;ugrave; di molti altri, negli ultimi tempi ci hanno abituato a parecchi errori, soprattutto quando a pagarli col sangue sono altri popoli.&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Scheda libro:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=\&quot;http://sfidatotale.wordpress.com/about/\&quot;&gt;http://sfidatotale.wordpress.com/about/&lt;/a&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;strong&gt;Dove trovarlo:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=\&quot;http://sfidatotale.wordpress.com/dove-trovarla/\&quot;&gt;http://sfidatotale.wordpress.com/dove-trovarla/&lt;/a&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;strong&gt;Acquista on-line:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=\&quot;http://www.ibs.it/code/9788890465826/scalea-daniele-mini/sfida-totale-equilibri-e.html \&quot;&gt;http://www.ibs.it/code/9788890465826/scalea-daniele-mini/sfida-totale-equilibri-e.html &lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;</description>
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        <dc:creator>Redazione</dc:creator>
        <title>Israele, da Gaza all\'Iran</title>
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        <description>&lt;p&gt;Il CLAR (Centro Libero Analisi e Ricerche), con il patrocinio della provincia di Pesaro-Urbino, assessorato alla Cultura, organizza la conferenza con pubblico dibattito sul tema: ISRAELE, DA GAZA ALL\'IRAN - Pace o guerra dal Medio Oriente? L\'incontro &amp;egrave; previsto per gioved&amp;igrave; 1 LUGLIO 2010 a FANO (PU) presso la Sala consiliare del Comune, in via Nolfi 120, alle ore 21.00.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Intervengono:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Monia BENINI - sen. Fernando ROSSI (Per il Bene Comune) con testimonianze e video documenti da Gaza e sulla Freedom Flottilla.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gaetano COLONNA, autore del volume MEDIO ORIENTE SENZA PACE, Edilibri.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Seguir&amp;agrave; pubblico dibattito cui la cittadinanza &amp;egrave; invitata a partecipare. L\'ingresso &amp;egrave; libero. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
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        <dc:date>1970-01-01T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:creator>G. Sinatti, Associazione Terre dell\'Adriatico - A</dc:creator>
        <title>La nuova strategia per la penetrazione degli Ogm in Europa</title>
        <link>http://www.clarissa.it/stampa.php?id=283</link>
        <description>Qui di seguito pubblichiamo un importante articolo dell\'autorevole agenzia &lt;em&gt;Reuters&lt;/em&gt;, che contiene importanti indiscrezioni che la Commissione europea ha evidentemente lasciato filtrare pochi giorni fa sul progetto di nuova regolamentazione della coltivazione degli Ogm in Europa.&lt;br /&gt;A nostro avviso si tratta di un piano di estrema importanza perch&amp;eacute; mette in luce alcuni elementi essenziali per comprendere cosa accadr&amp;agrave; nei prossimi mesi. Sintetizziamo brevemente, anche per i lettori non specializzati, i dati essenziali della situazione attuale:&lt;br /&gt;1) L\'insuccesso degli Ogm in agricoltura in Europa &amp;egrave; oramai un dato acquisito: la contrariet&amp;agrave; dell\'opinione pubblica; l\'indifferenza degli agricoltori europei, che stanno affrontando problematiche strutturali che gli Ogm non saranno mai in grado di risolvere; l\'importanza dell\'opposizione da parte di tecnici e studiosi - tutti questi elementi hanno di fatto bloccato l\'espansione delle colture Ogm nel nostro continente;&lt;br /&gt;2) Questa situazione &amp;egrave; stata contrastata a tutti i livelli da parte della Commissione europea, soggetta a fortissime pressioni da parte di alcuni Paesi, la Gran Bretagna in particolare, e da parte della potentissima &lt;em&gt;lobby&lt;/em&gt; biotecnologica: il quadro giuridico che ne &amp;egrave; derivato &amp;egrave; quanto di pi&amp;ugrave; inapplicabile e irrealistico si sia potuto concepire in tutta la storia della burocrazia europea, culminando con un concetto come quello della &lt;em&gt;coesistenza&lt;/em&gt; fra colture Ogm e non Ogm che si &amp;egrave; dimostrata del tutto inapplicabile, come testimoniato, in Italia, anche da esperienze come il progetto Life Environment &lt;em&gt;Sapid&lt;/em&gt; al quale ha partecipato la nostra Associazione (1);&lt;br /&gt;3) L\'industria bio-tecnologica rappresenta a livello internazionale una forza finanziaria e tecnica che &amp;egrave; in grado di coprire tutto il processo produttivo agrario ed &amp;egrave; quindi in grado di condizionare le scelte degli imprenditori agricoli, che in molti contesti, in primo luogo quello nord-americano, sono ormai nella maggioranza dei casi operatori che operano a contratto per le multinazionali dell\'agro-alimentare; questa forza tecnologica e finanziaria ha l\'esigenza di forzare la situazione in Europa, dato che essa costituisce l\'ultima area a livello mondiale in grado di opporsi alla penetrazione dei prodotti agricoli geneticamente ingegnerizzati, la cui sostanziale inefficacia rispetto alle aspettative inizialmente suscitate &amp;egrave; ampiamente dimostrata, pur fra le righe, anche da ricerche non contrarie agli Ogm (2);&lt;br /&gt;4) Il mondo della ricerca scientifica si &amp;egrave; dimostrato fin da subito in piena contraddizione con le premesse del pensiero scientifico occidentale, premesse di indipendenza e di rigore sperimentale, che sono state disattese fin dalle origini a causa delle fortissime pressioni esercitate a livello politico ed economico dalle aziende biotech, come dimostra il testo, recentemente tradotto in italiano di Arpad Pusztai e di Susan Bardocz, scienziati che hanno vissuto in prima persona un incredibile linciaggio mediatico e professionale per avere denunciato per primi l\'assenza di garanzia di scientificit&amp;agrave; nelle sperimentazioni sugli effetti degli Ogm sulla salute di uomini ed animali (3);&lt;br /&gt;5) la strategia di fondo del complesso politico-industriale che sostiene le biotecnologie per l\'agricoltura &amp;egrave; quindi quella di creare il fatto compiuto, ovverosia introdurre queste colture a tutti i costi, vuoi inquinando le filiere agro-alimentari (come avvenuto anche in Europa nel caso della soia, un prodotto agricolo presente in oltre 10.000 prodotti alimentari finali), vuoi utilizzando gli aiuti allo sviluppo (dalla Serbia all\'Africa) per diffondere le colture Ogm, vuoi appunto utilizzando come &quot;teste di ponte&quot; quegli Stati europei come la Spagna che hanno lasciato le porte aperte a queste colture, fra l\'altro distruggendo in tal modo intere filiere commerciali non biotech, come quella del mais biologico.&lt;br /&gt;Fatte queste indispensabili premesse, &amp;egrave; ora il caso di rilevare come le notizie contenute in questo servizio della Reuters indicano con chiarezza che siamo arrivati alla resa dei conti finale in Europa. L\'idea sottesa a questa nuova impostazione, che ovviamente, se passer&amp;agrave;, sar&amp;agrave; presentata come una &quot;liberalizzazione&quot; del mercato, &amp;egrave; quella di creare appunto una situazione in cui, come ha notato da tempo il prof. Claudio Malagoli, utilizzando un\'espressione tratta dalla storia economica, &quot;la moneta cattiva scaccia quella buona&quot; (4): vale a dire che i prodotti Ogm, con alle spalle la forza dell\'industria bio-tecnologica ed il supporto dei settori politici che sono da esse sovvenzionati, si diffonderanno comunque, invadendo le filiere di qualit&amp;agrave; certificata come quelle biologiche e di origine e denominazione controllata, dato che, per le loro caratteristiche intrinseche sono esse in grado di contaminare gli altri prodotti, mentre non pu&amp;ograve; avvenire il contrario.&lt;br /&gt;La sfida &amp;egrave; quindi gettata, con l\'arroganza tipica di questi potenti settori economici che contano sull\'intreccio di interessi fra scienza, industrie multinazionali e partiti - in significativo parallelismo con quanto avviene con gli strumenti della finanza globale, per togliere di mezzo le ultime forze che agiscono in nome della libert&amp;agrave; di impresa dei produttori, per il diritto ad una scelta consapevole da parte dei consumatori.&lt;br /&gt;Questa sfida potr&amp;agrave; essere raccolta e vinta, a nostro avviso, solo se produttori e consumatori avranno ben chiara la posta in gioco: non si tratta semplicemente della salute e dell\'ambiente, occorre dirlo chiaramente una volta per tutte, sono in gioco i rapporti economici all\'interno delle nostre societ&amp;agrave;. Quello per cui occorre agire presso l\'opinione pubblica e i decisori politici sono la sovranit&amp;agrave; e la democrazia economica del nostro continente.&lt;p&gt;1) G. Sinatti, &quot;Il progetto Life Environment &lt;em&gt;Sapid&lt;/em&gt;: dal rischio un\'opportunit&amp;agrave;&quot;, 2009, in corso di pubblicazione.&lt;br /&gt;2) The National Academies, &lt;em&gt;The Impact of Genetically Engineered Crops on Farm Sustainability in the United States&lt;/em&gt;, National Academies Press, 2010.&lt;br /&gt;3) Arpad Pusztai - Susan Bardocz, &lt;em&gt;La sicurezza degli OGM&lt;/em&gt;, Edilibri, Milano, 2008.&lt;br /&gt;4) C. Malagoli, &lt;em&gt;Etica dell\'alimentazione - prodotti tipici e biologici, Ogm e nutraceutici, commercio equo e solidale&lt;/em&gt;, Aracne editrice, Roma, 2006.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Venerd&amp;igrave; 4 giugno 2010&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Esclusivo: l\'Unione Europea rivede il sistema di coltivazione degli OGM&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Bruxelles (Reuters): L\'Unione Europea sta per rivedere radicalmente il suo sistema di autorizzazione per le colture OGM a partire dal prossimo mese, aprendo la via ad una coltivazione degli OGM su larga scala, come dimostra una bozza di proposta di cui la Reuters ha preso visione venerd&amp;igrave;.&lt;br /&gt;In presenza di una maggioranza di Europei che non dimostrano di gradire la presenza di Ogm nei cibi, i politici dell\'UE hanno appena approvato due variet&amp;agrave; per la coltivazione in 12 anni, rispetto a pi&amp;ugrave; di 150 a livello mondiale.&lt;br /&gt;Secondo una proposta che dovrebbe essere adottata il prossimo 13 luglio, la Commissione Europea intenderebbe dare maggiore libert&amp;agrave; di approvazione a nuove variet&amp;agrave; Ogm destinate alla coltivazione permettendo in cambio ai governi della UE di decidere se coltivarle o meno.&lt;br /&gt;&quot;Ci aspettiamo che il procedimento di autorizzazione per la coltivazione degli Ogm a livello europeo divenga pi&amp;ugrave; efficiente&quot;, sostiene l\'analisi della Commissione Europea che accompagna  la proposta.&lt;br /&gt;Il ministro dell\'Agricoltura francese dichiara di non poter commentare il piano fino a che non lo avr&amp;agrave; potuto esaminare. I governi della UE potrebbero manifestare le loro prime reazioni nell\'incontro dei ministri dell\'ambiente che si terr&amp;agrave; il prossimo venerd&amp;igrave; a Lussemburgo, dove la Francia ha richiesto una discussione sulla politica di blocco degli Ogm.&lt;br /&gt;In Europa, la superficie coltivata a Ogm destinati alla commercializzazione lo scorso anno &amp;egrave; stata inferiore ai 100.000 ettari, per lo pi&amp;ugrave; in Spagna, contro una superficie a livello mondiale di 134 milioni di ettari. Il piano della Commissione pertanto dovrebbe portare ad un aumento della coltivazione di variet&amp;agrave; per il commercio nei Paesi che gi&amp;agrave; stanno utilizzando gli Ogm, come la Spagna, il Portogallo e la Repubblica Ceca, mentre darebbe veste legale agli attuali bandi contro gli Ogm in Paesi come Italia, Austria e Ungheria.&lt;br /&gt;Ma i critici sostengono che la proposta potrebbe accendere le dispute sul mercato interno europeo e lasciare l\'UE vulnerabile a un contenzioso legale con il WTO che ha sostenuto nel 2006 l\'accusa degli Stati Uniti secondo la quale la politica dell\'Unione Europea era anti-scientifica.&lt;br /&gt;Le nuove regole sono state disegnate da John Dalli, membro maltese della Commissione per gli Affari della Salute e del Consumatore: Dalli ha provocato in marzo una polemica per avere approvato la coltivazione di una patata Ogm per la produzione di amido.&lt;br /&gt;I piani sono basati su di una proposta congiunta di Austria e Olanda che il presidente della Commissione, Jos&amp;eacute; Manuel Barroso si era impegnato l\'anno scorso a mettere in atto come parte del suo programma di riconferma nella carica.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Approccio a doppio binario (twin-track approach)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;La proposta della commissione contiene due elementi principali, come dimostra la bozza.&lt;br /&gt;Il primo &amp;egrave; una misura provvisoria destinata a introdurre rapidamente dei cambiamenti che dovrebbero vedere la Commissione pubblicare nuove linee guida agli Stati membri in tema di &quot;coesistenza&quot; fra colture Ogm e non-Ogm.&lt;br /&gt;Questo permetterebbe ai Paesi di stabilire le proprie regole tecniche per la coltivazione degli Ogm, per esempio stabilendo zone-cuscientto di 10 km tra campi Ogm e non Ogm, che in realt&amp;agrave; escluderebbero la coltivazione degli Ogm in intere Regioni e Paesi.&lt;br /&gt;Il secondo &amp;egrave; un &quot;emendamento ristretto&quot; all\'attuale legislazione UE sul rilascio degli Ogm nell\'ambiente, che permetterebbe ai Paesi di bandire del tutto la coltivazione degli Ogm per ragioni diverse dalla sicurezza o dalla coesistenza.&lt;br /&gt;Il mutamento legislativo dovrebbe raccogliere una maggioranza qualificata dei governi della UE e del Parlamento europeo secondo il sistema di ponderazione del sistema di voto dell\'Unione.&lt;br /&gt;Se il dibattito non potesse essere limitato a questa sola modifica come la Commissione si augura, comporterebbe due o pi&amp;ugrave; anni di complesso dibattito politico prima di arrivare ad una decisione.&lt;br /&gt;Contattato dalla Reuters, il portavoce di Dalli ha rifiutato di confermare i dettagli del piano, ma ha dichiarato che il Commissario ha da tempo sostenuto questa idea ed ha promesso di definire delle proposte prima dell\'estate.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Gli oppositori condividono la preoccupazione&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&quot;Queste proposte sono legalmente discutibili, contrarie al mercato unico e tali da seminare discordia tra gli Stati membri&quot;, dichiara una fonte industriale che ha visto la proposta ma che ha chiesto di restare anonima.&lt;br /&gt;La mossa potrebbe aprire nuovi mercati in Europa alle compagnie come Monsanto, Dow Agrosciences, una sussidiaria della Dow Chemical, e Singenta.&lt;br /&gt;Le azioni di Syngenta sono inizialmente cresciute dopo la notizia, per chiudere in discesa nel corso della stessa giornata.&lt;br /&gt;Il portavoce di Monsanto, Kelli Powers, ha dichiarato che senza ulteriori dettagli la societ&amp;agrave; non era in grado di commentare la notizia. Anche i funzionari di Dow AgroSciences hanno dichiarato di riservarsi di commentare la notizia non appena emergeranno maggiori dettagli.&lt;br /&gt;Il piano potrebbe essere una forte spinta alla crescita delle aziende cementiere, dice l\'analista di Jeffries and Co., Laurence Alexander, ma resta prioritaria la preoccupazione in merito ad un pi&amp;ugrave; ampio accoglimento da parte del largo pubblico che potrebbe schiudere l\'Unione Europea a maggiori importazioni.&lt;br /&gt;Attualmente, l\'UE blocca tutte le importazioni che contengano la minima traccia di materiale geneticamente modificato non approvato, ma la Commissione europea sta predisponendo una proposta che introduca nel corso dell\'anno un pi&amp;ugrave; ampio margine di tolleranza, per evitare il ripetersi dei problemi di forniture alimentari provocati da questa normativa nel 2009.&lt;br /&gt;Gli ambientalisti che sono stati informati della proposta dalla Commissione gioved&amp;igrave; commentano che questa proposta conferma l\'intenzione di Barroso di promuovere la coltivazione degli Ogm in Europa.&lt;br /&gt;&quot;La gente e l\'ambiente saranno protetti solo se la proposta della Commissione sar&amp;agrave; accompagnata da misure a livello europeo per prevenire che cibo e mangimi siano contaminati. Fino ad allora &amp;egrave; necessario un immediato divieto alla coltivazione di colture Ogm&quot;, dichiara Adrian Bebb, responsabile per cibo e agricoltura dell\'organizzaziona ambientalista Friends of the Earth.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;(hanno collaborato Catherine Hornby da Amsterdam, Carey Gillam da Chicago; Gus Trompiz e Marie Maitre da Paris; a cura di Veronica Brown and Sue Thomas)&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;</description>
    </item>
    <item rdf:about="http://www.clarissa.it/stampa.php?id=282">
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        <dc:date>1970-01-01T00:00:00+01:00</dc:date>
        <dc:creator>A. Terenzi (curatore)</dc:creator>
        <title>Discorso di Benjamin Netanyahu all\'AIPAC, Washington 22 marzo 2010</title>
        <link>http://www.clarissa.it/stampa.php?id=282</link>
        <description>La scelta di pubblicare la traduzione integrale del discorso che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha tenuto dinanzi all\'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), forse la pi&amp;ugrave; autorevole delle organizzazioni della lobby pro-israeliana negli Stati Uniti, lo scorso 22 marzo, &amp;egrave; dovuta al fatto che, a nostro avviso, si tratta di un documento importante perch&amp;eacute; molto utile per comprendere la  grande determinazione del governo israeliano nel proseguire senza ripensamenti o esitazioni nella propria strategia di internazionalizzazione della questione mediorientale.&lt;br /&gt;Il testo si segnala per alcuni elementi fondamentali che riteniamo utile sottolineare, lasciando poi al lettore di valutare se essi abbiano effettivamente l\'importanza che sentiamo di dovergli attribuire:&lt;br /&gt;- in primo luogo la riaffermazione del diritto all\'autodifesa dello Stato ebraico a prescindere da qualsiasi altra considerazione di opportunit&amp;agrave; diplomatica, un fatto questo da tenere presente per il futuro del rapporto con l\'Iran;&lt;br /&gt;- quindi, la considerazione che il problema palestinese nulla ha a che vedere con la stabilit&amp;agrave; del Medio Oriente;&lt;br /&gt;- terzo, la riaffermazione del fatto che il ruolo di mediazione degli Stati Uniti &amp;egrave; accettato, ma che la trattativa coi Palestinesi spetta ad Israele e non pu&amp;ograve; essere soggetta ad interferenze;&lt;br /&gt;- quarto che Gerusalemme non &amp;egrave; un insediamento ma la capitale dello Stato ebraico, per cui costruirvi &amp;egrave; un diritto dello Stato ebraico, con ci&amp;ograve; stesso respingendo in termini durissimi qualsiasi ipotesi di compromesso su questo punto;&lt;br /&gt;- quinto, che il cosiddetto Stato palestinese dovr&amp;agrave; comunque essere smilitarizzato e vigilato anche alla sua frontiera orientale con la Giordania;&lt;br /&gt;- sesto, che Israele ha una funzione insostituibile nel Medio Oriente allargato in funzione degli interessi dell\'Occidente;&lt;br /&gt;- settimo, a tale proposito &amp;egrave; particolarmente interessante il riferimento del premier israeliano alle capacit&amp;agrave; tecnologiche che lo Stato intende rivolgere alla scoperta di nuove fonti energetiche che limitino gli introiti petroliferi degli Stati islamisti: una vera bomba socio-economica, questa affermazione, che certo non sar&amp;agrave; sfuggita agli osservatori mediorientali.&lt;br /&gt;La rituale conferma dello speciale rapporto che lega Israele e Stati Uniti, quindi, contiene una forte sottolineatura del fatto che Israele intende ormai questo rapporto, bench&amp;eacute; fra Paesi di dimensioni diverse, come un rapporto su basi paritarie, in tal modo evidenziando la questione di fondo che va maturando da oltre un ventennio nei rapporti fra i due Paesi.&lt;br /&gt;Il fatto che l\'amministrazione Obama abbia realizzato il maggiore supporto finanziario e militare della storia dei rapporti fra Usa e Israele dice molto su quale dei due Paesi abbia oggi maggiori possibilit&amp;agrave; di condizionare l\'altro.&lt;br /&gt;Questo discorso, quindi, a nostro avviso dice molto su quanto si sta preparando nel futuro prossimo del Medio Oriente e sulle oggettive difficolt&amp;agrave; per gli Stati Uniti di svincolarsi da una relazione che rischia di coinvolgerlo ancora pi&amp;ugrave; profondamente nei drammatici confronti che si annunciano in quest\'area.&lt;p&gt;(a cura di A. Terenzi)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;---&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Membri del governo Obama, Senatori, Membri del Congresso, Ministro della Difesa&lt;br /&gt;Ehud Barak, Ministro Uzi Landau, Ambasciatore Michael Oren,&lt;br /&gt;Howard Kohr, David Victor, Lee Rosenberg dirigenti dell\'AIPAC,&lt;br /&gt;Signori e Signore,&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mentre il mondo affronta sfide monumentali, so che Israele e l\'America li affronteranno insieme.&lt;br /&gt;Noi siamo insieme perch&amp;eacute; siamo infiammati dagli stessi ideali e ispirati dallo stesso sogno, quello di ottenere la sicurezza, la prosperit&amp;agrave; e la pace. Questo sogno sembrava impossibile a molti Ebrei un secolo fa.&lt;br /&gt;Questo mese, mio padre ha festeggiato il suo centunesimo anno. Quando nacque, gli Zar governavano la Russia, l\'Impero britannico abbracciava il globo e gli Ottomani governavano il Medio Oriente.&lt;br /&gt;Nel corso della sua vita, tutti questi imperi sono crollati, altri sono sorti e caduti, e il destino degli Ebrei &amp;egrave; mutato dalla disperazione alla speranza, quella della rinascita dello Stato ebraico.&lt;br /&gt;Per la prima volta dopo duemila anni, un popolo ebraico sovrano pu&amp;ograve; difendersi da un attacco. Prima, eravamo soggetti a continue selvagge aggressioni: i massacri del Medioevo, l\'espulsione degli Ebrei dall\'Inghilterra, dalla Spagna e dal Portogallo, la strage generalizzata degli Ebrei in Ucraina, culminanti nella pi&amp;ugrave; grande malvagit&amp;agrave;, l\'Olocausto.&lt;br /&gt;La fondazione di Israele non ha messo termine agli attacchi contro gli Ebrei. Semplicemente ha dato agli Ebrei il potere di difendersi.&lt;br /&gt;Cari amici, voglio parlarvi del giorno in cui ho compreso pienamente la profondit&amp;agrave; di questa trasformazione. E\' stato il giorno in cui ho incontrato Shlomit Vilmosh, oltre quarant\'anni fa. Io sono stato soldato con suo figlio, Haim, nella stessa unit&amp;agrave; di &amp;eacute;lite dell\'esercito. Durante una battaglia nel 1969, Haim venne ucciso da un colpo di artiglieria.&lt;br /&gt;Al suo funerale, ho scoperto che Haim era nato poco dopo che sua madre e suo padre erano stati liberati dai campi di sterminio in Europa. Se Haim fosse nato due anni prima, questo valoroso giovane ufficiale sarebbe stato gasato nei forni come milioni di altri bambini Ebrei. La madre di Haim, Shlomit, mi disse che nonostante il suo dolore, lei ne era orgogliosa. Almeno, mi disse, mio figlio &amp;egrave; caduto indossando l\'uniforme di soldato ebraico che difende lo Stato ebraico.&lt;br /&gt;Tempo dopo, l\'esercito israeliano &amp;egrave; stato nuovamente costretto a respingere gli attacchi di nemici assai superiori, determinati a distruggerci. Quando l\'Egitto e la Giordania hanno compreso che non potevano pi&amp;ugrave; vincerci in battaglia, hanno imboccato la strada della pace.&lt;br /&gt;Ma ancora ci sono alcuni che continuano ad attaccare lo Stato ebraico e che apertamente invocano la nostra distruzione. Essi cercano di raggiungere questo scopo mediante il terrorismo, gli attacchi missilistici e, pi&amp;ugrave; di recente, sviluppando armi nucleari.&lt;br /&gt;La riunione del popolo ebraico in Israele non ha scoraggiato questi fanatici. In realt&amp;agrave;, ha solo accresciuto la loro ostilit&amp;agrave;. I governanti dell\'Iran dicono &quot;Israele &amp;egrave; un Paese bomba&quot;. I capi di Hezbollah dicono: &quot;Se tutti gli Ebrei si riunissero in Israele, ci risparmierebbero la fatica di cercarli per tutto il mondo&quot;.&lt;br /&gt;Cari amici, questi sono fatti spiacevoli, ma sono fatti. La maggiore minaccia per ogni organismo o nazione vivente &amp;egrave; il non riconoscere in tempo il pericolo. Settantacinque anni fa, molti capi nel mondo nascosero la loro testa nella sabbia. Innumerevoli milioni di uomini perirono nella guerra che segu&amp;igrave;. In definitiva, due dei pi&amp;ugrave; grandi leader contribuirono a respingere la marea. Franklin Delano Roosevelt e Winston Churchill contribuirono a salvare il mondo. Ma era troppo tardi per salvare sei milioni di persone appartenenti al mio popolo. Il futuro dello Stato ebraico non potr&amp;agrave; mai dipendere dalla buona volont&amp;agrave; nemmeno di questi grandissimi uomini.&lt;br /&gt;Israele deve sempre riservarsi il diritto alla sua autodifesa.&lt;br /&gt;Oggi una minaccia senza precedenti per l\'umanit&amp;agrave; si profila in lontananza. Un regime radicale iraniano dotato di armi atomiche porrebbe termine all\'era della pace nucleare di cui il mondo ha beneficiato per gli ultimi 65 anni. Un regime del genere potr&amp;agrave; fornire armi nucleari ai terroristi ed essere persino tentato di usarle. Il nostro mondo non sar&amp;agrave; mai pi&amp;ugrave; lo stesso. Lo sfacciato tentativo di sviluppare armi nucleari &amp;egrave; in primo luogo una minaccia contro Israele ma &amp;egrave; anche una grave minaccia alla regione e al mondo.&lt;br /&gt;Israele si aspetta che la comunit&amp;agrave; internazionale agisca prontamente e con decisione per contrastare questo pericolo. Ma ci riserviamo sempre il diritto all\'autodifesa. Dobbiamo difenderci contro falsit&amp;agrave; ed infamie. Storicamente, le calunnie contro il popolo ebraico sono sempre state precedute da attacchi fisici contro di noi e sono state usate per giustificarli. Gli Ebrei sono stati indicati come avvelenatori dell\'umanit&amp;agrave;, fomentatori di instabilit&amp;agrave;, la fonte di tutto il male sotto il cielo.&lt;br /&gt;Sfortunatamente questi attacchi calunniosi contro il popolo ebraico non hanno avuto termine con la creazione di Israele. Per un certo periodo di tempo, l\'aperto antisemitismo &amp;egrave; stato tenuto sotto controllo dalla vergogna e dallo shock dell\'Olocausto. Ma solo per un po\'. Negli ultimi decenni, l\'odio contro gli Ebrei &amp;egrave; rimerso con crescente violenza, ma con un insidioso mutamento. Non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; semplicemente diretto contro il popolo ebraico quanto piuttosto contro lo Stato ebraico. Nella sua forma pi&amp;ugrave; pericolosa, esso sostiene che se soltanto Israele non esistesse, la gran parte dei problemi mondiali svanirebbe.&lt;br /&gt;Cari amici, questo significa forse che Israele &amp;egrave; al di l&amp;agrave; di ogni critica? Certo che no.&lt;br /&gt;Israele, come qualsiasi democrazia, ha le sue imperfezioni, ma noi ci sforziamo di correggerle mediante un dibattito ed una critica aperti. Israele ha tribunali indipendenti, il predominio della legge, una stampa libera ed un vigoroso dibattito parlamentare - credetemi &amp;egrave; un vigoroso dibattito. So che i membri del Congresso americano si rivolgono l\'uno l\'altro come &quot;al mio distinto collega&quot; del Wisconsin o &quot;al distinto senatore&quot; della California. In Israele, i membri della Knesset non parlano di loro distinti colleghi di Kiryat Shmona e di Be\'er Sheva. Diciamo, bene, non volete sapere cosa diciamo...&lt;br /&gt;In Israele, lo spirito autocritico &amp;egrave; uno stile di vita e noi accettiamo che la critica faccia parte della conduzione degli affari internazionali. Ma Israele deve essere giudicato con gli stessi standard applicati a tutte le altre nazioni e le accuse contro di noi devono basarsi sui fatti. Un\'accusa che non lo &amp;egrave;, &amp;egrave; il tentativo di descrivere gli Ebrei come colonialisti stranieri nella loro terra, una delle menzogne pi&amp;ugrave; grandi dei tempi moderni.&lt;br /&gt;Nel mio ufficio, ho un anello con un sigillo che porta un\'iscrizione in ebraico con il nome Netanyahu, Netanyahu Ben-Yoash. E\' il mio cognome. Il mio nome, Benjamin, risale e 1000 anni prima, a Beniamino, il figlio di Giacobbe. Uno dei fratelli di Beniamino era chiamato Shimon, il nome che avviene sia anche il nome di un mio caro amico, Shimon Peres, presidente di Israele. Circa 4000 anni fa, Benjamin e Shimon e i loro dieci fratelli percorrevano le colline della Giudea.&lt;br /&gt;Signori e Signore, il legame fra il popolo ebraico e la terra di Israele non pu&amp;ograve; essere negato. Il legame fra il popolo ebraico e Gerusalemme non pu&amp;ograve; essere negato. Il popolo ebracio costruiva Gerusalemme 3000 anni fa e il popolo ebraico la costruisce oggi. Gerusalemme non &amp;egrave; un insediamento. E\' la nostra capitale. Su Gerusalemme, il mio governo ha mantenuto la stessa politica di tutti i governi di Israele fin dal 1967, compresi quelli guidati da Golda Meir, Mechem Begin e Yitzhak Rabin.&lt;br /&gt;Oggigiorno, quasi duecentocinquantamila Ebrei, quasi met&amp;agrave; della popolazione ebraica della citt&amp;agrave;, vivono nelle periferie che si trovano appena fuori la linea armistiaziale del 1949. Questi quartieri periferici sono a distanza di cinque minuti di auto dalla Knesset. Sono parte integrale e inseparabile della moderna Gerusalemme. Tutti sanno che questi sobborghi saranno inclusi in qualsiasi accordo di pace di Israele. Quindi costruivi non preclude in alcun modo la possibilit&amp;agrave; di una soluzione a due Stati.&lt;br /&gt;Niente &amp;egrave; pi&amp;ugrave; raro in Medio Oriente della tolleranza per le credenze degli altri. Solo sotto la sovranit&amp;agrave; di Israele potr&amp;agrave; essere garantita la libert&amp;agrave; religiosa per tutte le fedi a Gerusalemme.&lt;br /&gt;Mentre noi teniamo cara la nostra patria, riconosciamo anche i Palestinesi che ci vivono. Non vogliamo governarli. Non vogliamo dominarli. Vogliamo che vivano come vicini in sicurezza, dignit&amp;agrave; e pace. Infatti Israele &amp;egrave; accusato ingiustamente di non volere la pace con i Palestinesi. Niente potrebbe essere pi&amp;ugrave; lontano dal vero. Il mio governo ha concretamente dimostrato il suo impegno per la pace con le parole e con i fatti. Dal primo giorno abbiamo invitato l\'Autorit&amp;agrave; Palestinese a iniziare i negoziati di pace senza indugio. Riperto questo appello anche oggi. Presidente Abbas, venga a negoziare la pace.&lt;br /&gt;I leader che veramente vogliono la pace dovrebbero sedersi faccia a faccia. Certo, gli Stati Uniti possono aiutare le parti a risolvere i loro problemi ma non possono risolverli per loro. La pace non pu&amp;ograve; essere imposta da fuori. Pu&amp;ograve; derivare solo da negoziati diretti nei quali sviluppare una reciproca fiducia.&lt;br /&gt;L\'anno scorso, ho parlato di una visione di pace nella quale uno Stato palestinese demilitarizzato riconosca lo Stato ebraico. Proprio come i Palestinesi si aspettano che Israele riconosca lo Stato palestinese, noi ci aspettiamo che i Palestinesi riconoscano lo stato ebraico. Il mio governo ha rimosso centinaia di blocchi stradali barriere e checkpoint per facilitare i movimenti ai Palestinesi. Come risultato abbiamo contribuito a stimolare un fantastico sviluppo dell\'economia palestinese (caff&amp;eacute;, ristoranti, imprese e persino teatri multisala). A abbiamo annunciato una moratoria senza precedenti delle costruzioni israeliane in Giudea e Samaria. Questo &amp;egrave; quanto ha fatto il mio governo per la pace. Cosa ha fatto l\'Autorit&amp;agrave; Palestinese per la pace?&lt;br /&gt;Ebbene, essi hanno posto precondizioni per i colloqui di pace, ingaggiato una campagna implacabile per demolire la legittimit&amp;agrave; di Israele e promosso il ben noto rapporto Goldstone che accusa falsamente Israele di crimini di guerra. In effetti, proprio ora lo stanno presentano all\'Onu nel grottesco Consiglio delle Nazioni Uniti impropriamente denominato dei Diritti Umani. Voglio ringraziare il presidente Obama ed il Congresso degli Stati Uniti per gli sforzi di contrastare questo libello e chiedo di non interrompere questo appoggio.&lt;br /&gt;Purtroppo, l\'Autorit&amp;agrave; Palestinese ha ancora continuato la sua istigazione contro Israele. Pochi giorni fa, una piazza vicino Ramallah &amp;egrave; stata intestata ad un terrorista che ha ucciso 37 civili israeliani. L\'Autorit&amp;agrave; Palestinese non ha fatto nulla per impedirlo.&lt;br /&gt;Signori e Signore, la pace richiede reciprocit&amp;agrave;. Non pu&amp;ograve; essere una strada a senso unico nella quale solo Israele fa concessioni. Israele &amp;egrave; pronto a raggiungere i compromessi necessari alla pace. Ma ci aspettiamo compromessi anche dai Palestinesi. Quello che per&amp;ograve; non sar&amp;agrave; mai soggetto a compromesso &amp;egrave; la nostra sicurezza. E\' difficile spiegare la condizione della sicurezza di Israele a chi vive in un Paese cinquecento volte pi&amp;agrave; grande di Israele. Ma immaginate gli interi Stati Uniti racchiusi nello spazio del New Jersey. Poi, collocate al confine settentrionale del New Jersey un satellite terrorista dell\'Iran denominato Hezbollah che spara 6.000 razzi in questo piccolo stato. Poi immaginate che lo stesso satellite terrorista abbia accumulato oltre 60.000 missili da sparare contro di voi. Aspettate. Non ho ancora finito. Ora immaginate che al confine meridionale del New Jersey ci sia un altro satellite terrorista dell\'Iran chiamato Hamas. Anch\'esso spara 6.000 razzi nel nostro territorio mentre di contrabbando introduce nel suo territorio armi ancora pi&amp;ugrave; letali. Non vi sentireste forse un po\' vulnerabili? Non vi attendereste un minimo di comprensione dalla comunit&amp;agrave; nazionale quando di difendete da soli?&lt;br /&gt;Un accordo di pace con i Palestinesi deve comprendere un\'efficace sistemazione sul terreno della nostra sicurezza. Israele deve essere sicuro che quanto accaduto in Libano e a Gaza non accada di nuovo nella Cisgiordania. Il maggiore problema per la sicurezza di Israele in Libano non &amp;egrave; il confine con il Libano. E\' la frontiera del Libano con la Siria, attraverso il quale Iran e Siria contrabbandano diecine di migliaia di armi a Hezbollah. Il maggiore problema della sicurezza di Israele con Gaza, non &amp;egrave; la frontiera con Gaza. E\' la frontiera di Gaza con l\'Egitto, sotto la quale sono stati scavati almeno 1.000 gallerie per il contrabbando di armamenti. L\'esperienza ha dimostrato che solo la presenza di Israele sul posto pu&amp;ograve; prevenire il contrabbando di armi.&lt;br /&gt;Questa &amp;egrave; la ragione per cui un accordo di pace con i Palestinesi deve comprendere una presenza israeliana sulla frontiera orientale di un futuro Stato palestinese. Se la pace con i Palestinesi deve dimostrarsi duratura nel tempo, dobbiamo rivedere questi accordi sulla sicurezza.&lt;br /&gt;Siamo pronti a correre dei rischi per la pace, ma non possiamo rischiare la vita del nostro popolo e la vita dell\'unico e solo Stato ebraico.&lt;br /&gt;Signori e Signore, il popolo di Israele vuole un futuro nel quale i nostri figli non facciano pi&amp;ugrave; l\'esperienza della guerra. Vogliamo un futuro nel quale Israele realizzi il suo pieno potenziale come un centro globale della tecnologia, fondato sui suoi valori e vivendo in pace con tutti i suoi vicini. Io sogno un Israele che possa dedicare una parte ancora maggiore dei suoi talenti creativi e scientifici per aiutare a risolvere alcune delle grandi sfide di oggi, la prima delle quali &amp;egrave; un sostituto pulito e affidabile del petrolio. E quando troveremo questa alternativa, finiremo di trasferire centinaia di miliardi di dollari a regimi radicali che supportano il terrorismo.&lt;br /&gt;Io sono certo che nel perseguire questi obiettivi potremo contare sulla duratura amicizia degli Stati Uniti d\'America, la pi&amp;ugrave; grande nazione della terra. Il popolo americano ha sempre dimostrato il suo coraggio, la sua generosit&amp;agrave; e il suo rispetto del vivere civile. Un presidente dopo l\'altro, un Congresso dopo l\'altro, l\'impegno dell\'America nei confronti della sicurezza di Israele &amp;egrave; rimasto incrollabile. Nel corso di questo ultimo anno, il presidente Obama e il Congresso degli Stati Uniti hanno dato valore a questo impegno fornendo a Israele assistenza militare, attivando esercitazioni militari congiunte e lavorando ad una difesa missilistica congiunta.&lt;br /&gt;A sua volta, Israele &amp;egrave; stato un alleato leale e fedele degli Stati Uniti. Come ha detto il presidente Biden, l\'America non ha un amico migliore di Israele nella comunit&amp;agrave; delle nazioni. Per decenni, Israele ha servito da baluardo contro l\'espansionismo sovietico. Oggi sta aiutando l\'America ad arginare l\'ondata dell\'Islam militante. Israele condivide con l\'America tutto quello che sa per combattere questo nuovo tipo di nemico. Noi condividiamo l\'intelligence, cooperiamo in innumerevoli altri modi che non ho la facolt&amp;agrave; di rivelare. Questa cooperazione &amp;egrave; importante per Israele e sta contribuendo a salvare le vite degli Americani.&lt;br /&gt;I nostri ed i vostri soldati combattono contro nemici fanatici che odiano i nostri comuni valori. Agli occhi di questi fanatici, noi siamo voi e voi siete noi. Per loro &amp;egrave; indifferente che voi siate grandi e noi piccoli. Voi siete il Grande Satana e noi siamo il Piccolo Satana. L\'odio anti-occidentale di questo fanatismo precede lo stabilirsi di Israele di oltre mille anni. L\'Islam militante non odia l\'Occidente a motivo di Israele. Odia Israele a motivo dell\'Occidente. Perch&amp;eacute; vede in Israele un avamposto di libert&amp;agrave; e di democrazia che gli impedisce di impadronirsi del Medio Oriente.&lt;br /&gt;E\' per questo che Israele affronta i suoi nemici, affronta i nemici dell\'America. Il presidente Harry Truman, il primo leader a riconoscere Israele, ha detto: &quot;Io credo in Israele e sono certo che avr&amp;agrave; un glorioso avvenire - non solo come un\'altra fra le nazioni sovrane ma come l\'incarnazione dei grandi ideali della nostra civilt&amp;agrave;&quot;.&lt;br /&gt;Cari amici, siamo qui riuniti oggi perch&amp;eacute; crediamo in questi comuni ideali. E in nome di questi ideali, io sono certo che Israele e l\'America faranno sempre fronte comune.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;</description>
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        <title>Lo stato depistatore</title>
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        <description>&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;Un\'analisi tornata attuale: dalla newsletter CLAR del 30 maggio 1994. Dopo le recenti rivelazioni sulla trattativa tra stato e mafia, presentiamo dai nostri archivi una analisi/inchiesta che, a distanza di oltre 15 anni dai fatti, dimostra quanto le strategie di poteri cosiddetti &quot;occulti&quot; o &quot;deviati&quot; potessero essere intuite allora e trovare puntuali conferme oggi...&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;LO STATO DEPISTATORE&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Anche negli attentati del 1993, come in tutte le campagne di strategia della tensione, &amp;egrave; possibile evidenziare il ruolo di copertura politica svolto dai massimi organi dello Stato. I ministri degli Interni e della Difesa erano al corrente di cosa stava accadendo e perch&amp;eacute;, ma hanno continuato a parlare di &quot;criminalit&amp;agrave; eversiva&quot;, a tutela di una nuova azione di stabilizzazione del sistema.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;&lt;br /&gt;Risulta oggi che la campagna di strategia della tensione del \'93 &amp;egrave; iniziata assai prima dell\'autobomba di via Fauro a Roma (14 maggio). &amp;Egrave; stato infatti lo stesso ministro degli Interni Mancino, davanti alla commissione parlamentare antimafia, il 16 giugno \'93, a dichiarare che erano stati sventati, prima di quelli andati a segno a Roma e Firenze, &quot;quattordici attentati&quot; (1), datandone uno addirittura al 1&amp;deg; marzo precedente.&lt;br /&gt;Altri due importanti episodi, che non ci risulta siano stati analizzati in questo senso, lo confermano: come si sa, dopo l\'attentato di via dei Georgofili a Firenze, il gruppo consiliare dei Verdi di Firenze venne a conoscenza che l\'ambasciata americana, su informazione della polizia italiana, era stata messa in allerta contro il pericolo di un attentato.&lt;br /&gt;&amp;Egrave; passato inosservato il fatto che, in quella occasione, funzionari americani dichiararono che il Regional Security Office, preposto alla protezione delle sedi diplomatiche statunitensi, era in allarme rosso, cio&amp;egrave; il massimo grado di allerta, da oltre tre mesi (2). Si risale cosi alla fine di febbraio del \'93, cio&amp;egrave; esattamente al periodo dell\'attentato &quot;sventato&quot; del 1&amp;deg; marzo di cui ha detto Mancino.&lt;br /&gt;Gi&amp;agrave; il 3 febbraio \'93, per&amp;ograve;, un borsone con dentro 350 grammi di gelatina esplosiva non innescata &amp;egrave; stato rinvenuto alla stazione di Napoli. Questo episodio &amp;egrave; fondamentale, prima di tutto perch&amp;eacute; ha lo stesso obiettivo, tipico da strategia della tensione, i treni, degli attentati &quot;sventati&quot; il 10 marzo al treno 750 Trieste-Mestre-Venezia, ed il successivo 5 aprile ai binari della stazione di Pollina presso Palermo. E poi perch&amp;eacute; ci rivela chiaramente chi sta attuando questa operazione terroristica.&lt;br /&gt;Sappiamo infatti oggi che a far mettere l\'esplosivo e poi a segnalarlo &amp;egrave; un collaboratore del Sisde, Rosario Allocca, che, dopo aver realizzato tra il 20 ed il 21 settembre un altro attentato &quot;sventato&quot;, al treno Freccia dell\'Etna, racconter&amp;agrave; di aver agito in entrambi i casi in esecuzione di istruzioni del tenente colonnello dei carabinieri, capocentro del Sisde in Liguria, Augusto Citanna, il quale arrestato invocher&amp;agrave;, cosa non nuova a questo tipo di cronache, il segreto di Stato sulle ragioni e le persone all\'origine di questa operazione (3).&lt;br /&gt;&amp;Egrave; cosi fondato il sospetto che molti degli attentati di cui parla Mancino non siano stati &quot;sventati&quot; dagli uomini dello Stato, ma da loro simulati per mettere in opera una classica azione di &quot;destabilizzazione per stabilizzare&quot;. La conferma pi&amp;ugrave; importante a questa ipotesi viene proprio dalla reazione delle autorit&amp;agrave; dello Stato agli attentati che non vengono &quot;sventati&quot; e che uccidono, come in via dei Georgofili a Firenze, cittadini inermi.&lt;br /&gt;Partiamo dalla presa di posizione ufficiale del ministro degli Interni Mancino che, per il posto che occupa, deve necessariamente essere il pi&amp;ugrave; informato sulla situazione: alle Camere, il 29 maggio (cio&amp;egrave; dopo la strage di Firenze), dichiara che questi attentati sono &quot;la reazione della criminalit&amp;agrave; alla risposta forte dello Stato&quot;, escludendo categoricamente come &quot;suggestiva&quot; l\'ipotesi di un\'azione di forze occulte e di &quot;pezzi dello Stato&quot; (4). Mancino ribadisce cosi l\'interpretazione da lui data &quot;a caldo&quot;, il 27 maggio, a Firenze (5); vi si atterr&amp;agrave; anche davanti alla commissione Antimafia il 15 giugno (6), singolarmente sostenuto dal presidente pidiessino della commissione, Luciano Violante, che continua a definire la mafia &quot;forza traente&quot; della strategia delle bombe (7), nonostante la relazione della commissione, da lui stesso firmata, illustri ben diversi rapporti tra mafia e politica.&lt;br /&gt;Eppure, nello stesso tempo, e questo &amp;egrave; veramente il punto, Mancino lancia &quot;segnali&quot; che evidentemente dipendono da notizie ben precise e riservatissime: il 20 maggio, dopo l\'attentato di via Fauro a Roma, ma prima di quello di Firenze, sorprendendo tutti, in un\'altra audizione all\'Antimafia, dichiara che nelle indagini su via Fauro si erano verificati &quot;tentativi devianti, portati avanti da centri occulti di destabilizzazione&quot; e fa specifico riferimento all\'attivit&amp;agrave; della Falange Armata, che opera, aggiunge clamorosamente, da &quot;uffici pubblici&quot; (8).&lt;br /&gt;Il massimo di ambiguit&amp;agrave; viene per&amp;ograve; raggiunto dopo gli altri attentati non simulati, quelli della notte del 29 luglio a Milano ed a Roma, la cui evidente assenza di riferimenti &quot;mafiosi&quot; ed il cui spiccato valore simbolico rendono sempre pi&amp;ugrave; insostenibile la pista della &quot;criminalit&amp;agrave; eversiva&quot;, definizione cara al prefetto Parisi: Mancino si arrampica sugli specchi, tirando in ballo addirittura i paesi dell\'Est e del Centro Europa come possibili &quot;destabilizzatori&quot; dell\'Italia, ma insieme informa che il Sisde ha sostituito il 90% dei suoi uomini e fa un nervoso riferimento a &quot;fatti che restano un mistero&quot; legati all\'attivit&amp;agrave; del Sismi: richiesto di che fatti si tratti, risponde con encomiabile chiarezza &quot;i fatti, tutti i fatti&quot; (9). Il ministro della Difesa, Fabbri, il giorno dopo, far&amp;agrave; orecchie da mercante, guardandosi bene dallo spiegare a che cosa allude Mancino.&lt;br /&gt;Anche Fabbri, per&amp;ograve;, pur continuando a parlare di &quot;pista serba&quot; per gli attentati, coglie l\'occasione per annunciare l\'avvenuto scioglimento della settima divisione del Sismi, quella &quot;che aveva dentro Gladio&quot; (10), evidentemente fino ad allora sopravvissuta alla sbandierata dissoluzione dell\'organizzazione.&lt;br /&gt;Gli elementi considerati in qui dimostrano: primo, che la campagna terroristica &amp;egrave; in atto gi&amp;agrave; da febbraio; secondo, che in essa sono direttamente coinvolti gli apparati di sicurezza dello Stato (Citanna), che utilizzano manovalanza reclutata nella criminalit&amp;agrave; organizzata; terzo, che i ministri della Repubblica sono pienamente consapevoli di quanto sta accadendo. Quella della &quot;strategia &amp;egrave; mafiosa&quot; &amp;egrave; dunque una tesi fittizia ad uso del pubblico, per coprire una verit&amp;agrave; che &amp;egrave; inconfessabile perch&amp;eacute; rivelerebbe un\'attivit&amp;agrave; terroristica dello Stato.&lt;br /&gt;Del resto che qualcosa di grave stia accadendo dalla fine del \'92 &amp;egrave; evidente per almeno due circostanze precise: l\'arresto dell\'alto funzionario del Sisde, Contrada, accusato di fornire copertura alle attivit&amp;agrave; della mafia; la sostituzione del comandante generale dei carabinieri, gen. Viesti, avvenuta, senza che sia stata mai fornita una spiegazione soddisfacente a fine febbraio (11).&lt;br /&gt;Si dir&amp;agrave; poi che il provvedimento si collega ad indagini su &quot;favori&quot; fatti ad alti ufficiali da ditte romane appaltatrici di lavori per l\'Arma (12), o addirittura, ai legami del generale con personaggi di spicco di Tangentopoli (13). Ma questa spiegazione, vedendo quanto a lungo hanno resistito gli alti funzionari del Sisde nonostante la bufera dei &quot;fondi neri&quot;, non convince.&lt;br /&gt;&amp;Egrave; possibile invece che vi sia un preciso legame con manovre come quelle cui fa riferimento un inquietante volantino, firmato &quot;Il Vortice&quot;, ritrovato ai primi di giugno nella sede, si noti, del Comando Generale dell\'Arma dei Carabinieri, nel quale quello che si definisce &quot;un gruppo di carabinieri stanchi&quot; parla, nel bel mezzo della nuova campagna terroristica, di &quot;insani progetti di restaurazione attuati dalle lobbies che rappresentano i vertici militari, rinvigoriti e rafforzati dal forte vuoto di potere politico, determinatosi a seguito dei devastanti effetti delle recenti inchieste giudiziarie&quot; (14).&lt;br /&gt;Un documento che, molto pi&amp;ugrave; delle dichiarazioni ministeriali, chiarisce quali sono i veri problemi sul tappeto. Che qui si trovi la pi&amp;ugrave; logica chiave di lettura delle bombe del \'93, risulta dal fatto che a ottobre, quando si comincer&amp;agrave; a sapere qualcosa di pi&amp;ugrave; su quello che gi&amp;agrave; in primavera Mancino e Fabbri dovevano sapere ma hanno preferito tacere al Paese, si apprender&amp;agrave; che uno dei telefonisti della Falange Armata &amp;egrave; un dipendente del ministero di Grazia e Giustizia e che un ex coordinatore dei servizi, Francesco Paolo Fulci, ha fatto ai magistrati sedici nomi di funzionari Sismi come possibili membri della Falange: il ministro Fabbri ed il direttore del Cesis gen. Tavormina, si affretteranno allora, ancora una volta, a cercare di contenere le evidenti implicazioni di queste notizie, il primo negando la presenza di legami fra la Falange e la struttura dei servizi che gestiva l\'organizzazione Gladio (15); il secondo, davanti alla commissione stragi, cercando di circoscrivere la strategia della Falange ad un\'attivit&amp;agrave; di &quot;disinformazione&quot; (16), negandone il possibile coinvolgimento in azioni terroristiche - una linea difensiva gi&amp;agrave; validamente dispiegata nella vicenda Gladio. Intanto, per&amp;ograve;, come si &amp;egrave; visto, il tenente colonnello Citanna si richiama, nella sua concreta attivit&amp;agrave; di provocazione, a &quot;ordini superiori&quot; e fornisce cos&amp;igrave; l\'ennesima conferma di una strategia di Stato in atto.&lt;br /&gt;Occorre allora sottolineare che il primo &quot;depistaggio&quot; verificatosi anche in questa nuova campagna di strategia della tensione parte dalle massime autorit&amp;agrave; politiche e militari, che appaiono anche in questa occasione edotte di cosa in realt&amp;agrave; sta accadendo e per questo forniscono senza esitazione piena copertura alle operazioni in atto, lanciando &quot;messaggi&quot; che fanno parte di una strenua lotta per la difesa di poteri palesi e di segreti occulti.&lt;br /&gt;Ci&amp;ograve; significa che le attivit&amp;agrave; terroristiche, sviluppate o favorite dagli apparati di sicurezza dello Stato, non sono frutto di &quot;deviazioni&quot; o opera di &quot;schegge impazzite&quot; (che si possono denunciare e colpire), ma si collegano ad esigenze fondamentali di sopravvivenza e di equilibrio del sistema politico. Dal quadro che abbiamo cercato sinteticamente di delineare, non vi sono altre possibili conclusioni.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p align=\&quot;justify\&quot;&gt;(1) C. CHIANURA, &quot;Sventati quattordici attentati&quot;, La Repubblica, 16.6.93.&lt;br /&gt;(2) D. MASTROGIACOMO, &quot;C\'&amp;egrave; una bomba in arrivo&quot;, La Repubblica, 29.5.93.&lt;br /&gt;(3) A. BADUEL, &quot;Tolto il segreto di Stato, far&amp;ograve; i nomi&quot;, L\'Unit&amp;agrave;, 20.10.93.&lt;br /&gt;(4) G. FRASCAPOLARA, G.F. MENNELLA, Mancino: &quot;&amp;Egrave; una strage della mafia&quot;, L\'Unit&amp;agrave;, 29.5.93.&lt;br /&gt;(5) F. SELVANCI, &quot;Vogliono piegarci, ma non ce la faranno&quot;, La Repubblica, 28.5.93.&lt;br /&gt;(6) C. CHIANURA, articolo citato.&lt;br /&gt;(7) G. CALDAROLA, &quot;Bisogna colpire pi&amp;ugrave; duramente&quot;, L\'Unit&amp;agrave;, 28.5.93.&lt;br /&gt;(8) G. CIPRIANI, La denuncia di Mancino, &quot;Falange armata ha le basi in alcuni uffici pubblici&quot;, L\'Unit&amp;agrave;, 21.5.93.&lt;br /&gt;( 9 ) G. D\'AVANZO, Mancino: &quot;Se volete la mia testa...&quot;, La Repubblica, 30.7.93.&lt;br /&gt;(10) Parla Fabbri: &quot;Cambieremo il Sismi&quot;, La Repubblica, 31.7.93.&lt;br /&gt;(11) G. D\'AVANZO, Tempo scaduto per il generale Viesti, La Repubblica, 27.2.93.&lt;br /&gt;(12) G. CIPRIANI, Appalti e &quot;favori&quot;, indagine sul comando dell\'Arma, L\'Unit&amp;agrave;, 7.3.93.&lt;br /&gt;(13) A. PALOSCIA, I segreti del Viminale, Milano, 1994, pp. 328-329.&lt;br /&gt;(14) G. TUCCI, Cobas o Corvi? &quot;Siamo i clandestini dell\' Arma&quot;, L\'Unit&amp;agrave;, 7.6.93.&lt;br /&gt;(15) G. TUCCI, Gladio chiama Falange armata, L\'Unit&amp;agrave;, 20.10.93.&lt;br /&gt;(16) G. TUCCI, Il dossier-denuncia del generale Tavormina, c\'&amp;egrave; il Sismi dietro la Falange Armata, L\'Unit&amp;agrave;, 21.10.93.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;</description>
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