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Robert Kagan, PARADISO E POTERE

di Claudio Catena 13 Marzo 2004         Letto 2048 volte
Collaboratore della attuale leadership americana, nonché autore di una rubrica sul quotidiano conservatore “Washington Post”, Robert Kagan risiede in Belgio; questo fatto rende maggiormente interessanti le sue analisi: quelle di un ebreo americano studioso di politica internazionale che vive in Europa, e che quindi, rispetto ai propri connazionali, ha modo di percepire maggiormente le differenze strategiche esistenti al di qua e al di là dell’Atlantico.

La disamina degli elementi (contestualizzati da un accurato excursus storico) che contraddistinguono le sempre maggiori divisioni tra gli U.S.A. e gli Stati europei, viene affrontata da Robert Kagan tramite una singolare similitudine. Questa similitudine oppone secondo l’autore il “potere”, che è incarnato dal suo Paese, gli Stati Uniti d’America, al “paradiso” rappresentato dalla Unione Europea.

Citando vari esempi dalla storia passata e recente, Kagan considera anzitutto divergente la “percezione” del potere e le finalità legate all’uso del potere militare; afferma che l’Europa sta andando verso una realtà post-storica, utopica, di pace e diritti universali, affermazione della “pace perpetua” kantiana, mentre “gli Stati Uniti invece restano impigliati nella Storia a esercitare il potere in un mondo anarchico, hobbesiano, nel quale le leggi e le regole internazionali sono inaffidabili e la vera sicurezza, la difesa e l’affermazione dell’ordine liberale dipendono ancora dal possesso e dall’uso della forza”.

A parere di Kagan il ricorso americano all’uso massiccio ed unilaterale della forza e la strategia europea dell’appeasement (pacificazione, uso della diplomazia nella risoluzione delle controversie internazionali) sono solo frutti recenti, cresciuti con la guerra fredda e maturati dopo la caduta del muro di Berlino. Difatti l’autore rimarca la stagione storica in cui Francia ed Inghilterra hanno creato grandi imperi coloniali; nello stesso momento gli U.S.A., ancora militarmente deboli, affidavano ai commerci il loro crescente benessere e si appellavano al diritto internazionale per non soccombere ai titani europei, tanto che fu il presidente americano Woodrow Wilson a volere fortemente la Società delle Nazioni, poi divenuta O.N.U., dopo la Prima Guerra Mondiale (anche se il Congresso non ratificò la firma di Wilson, lasciando di fatto gli U.S.A. fuori dal consesso). Sarebbe stata inoltre la debolezza degli Stati Europei (Francia e Inghilterra in testa) a consentire il riarmo e l’affermazione di uno spirito revanscista tedesco a cavallo delle due guerre.

Quello che sta avvenendo quindi agli occhi dell’autore, è una sorta di nemesi storica, un ribaltamento dei ruoli di Stati Uniti ed Unione Europea.

La Guerra Fredda, la stagione della reciproca deterrenza atomica tra U.S.A e U.R.S.S. e l’istituzione della N.A.T.O. hanno rappresentato per Kagan la definitiva capitolazione delle grandi potenze europee, ormai rovinate economicamente dalle due Guerre Mondiali. Pur con l’eccezione della Francia, che costituì una poco significativa forza militare autonoma (anche se “alleata”) la sudditanza dall’”amico americano” e la stretta dipendenza dal suo scudo atomico hanno contraddistinto quel periodo.

E dopo la caduta del muro? Secondo Kagan la fine dell’Impero sovietico ha determinato due conseguenze:

1. il timore svanito dei “Cosacchi alle porte”, un periodo di relativa stabilità, la creazione della Unione Europea con il recente allargamento a est, hanno generato nelle élites europee la convinzione di poter fare a meno della “copertura americana” e di potersi smarcare progressivamente dalla N.A.T.O. e dalle spese militari per dedicarsi a sfide interne come l’integrazione europea e ad interventi nel sociale;
2. di segno opposto la reazione americana, che vede ora, in un mondo privo di veri avversari, affermare il proprio spirito di potenza ergendosi a gendarme del mondo, aumentando costantemente le proprie spese militari, perché in un mondo hobbesiano, caotico, occorre essere i più forti per poter imporre il proprio modello liberale.

Secondo la più recente dottrina della Destra Repubblicana (ma non nuova secondo Kagan) i “Rogue States” (Stati Canaglia) sono sempre più minacciosi e vanno affrontati anche quando costituiscono un pericolo “solo” potenziale. La cosiddetta “pax americana” , il “si vis pace para bellum” di romana memoria, sono le parole d’ordine che la maggioranza degli americani sembra condividere: la “dottrina della guerra preventiva”.

Ora che gli U.S.A. non hanno più validi avversari considerano lacci le norme di diritto internazionale che loro stessi avevano promosso nella Società delle Nazioni.

Pare comunque poco probabile, a mio modesto parere, ciò che Kagan afferma in relazione ai conflitti nei Balcani, cioè che si sia trattato di un “intervento per scopi umanitari”, quando gli U.S.A., affiancando le Nazioni europee, irruppero sulla scena di una guerra già vinta dai Serbi ribaltandone completamente gli esiti e ponendo così fine all’ultimo grande Stato “comunista” europeo.

Maggiormente condivisibile appare la tesi dell’autore secondo cui l’intervento in questione fu anche e “soprattutto” legato alla esigenza di mantenere unita la N.A.T.O. soccorrendo gli alleati d’oltre Atlantico e cogliendo così “due piccioni con una fava”.

All’europeo, maggiormente sensibile in tema ambientale, su posizioni prevalentemente filo-palestinesi, sostenitore di una comune giustizia per crimini di guerra, il rude cow boy americano, sempre pronto a gettarsi nella mischia da solo per non restare impastoiato nel gioco dei veti incrociati all’O.N.U., che se ne frega del protocollo di Kyoto per la riduzione dei gas-serra, che chiede un binario di favore per i propri militari sottraendoli al Tribunale dell’Aia, appare sempre più minaccioso e determinato a condurre da solo gli equilibri mondiali.

Kagan termina la propria analisi invitando l’Unione Europea, considerata un gigante economico ma un nano politico e militare, a rivedere i propri investimenti per la Difesa e a dotarsi finalmente di un vero Esercito europeo, raggiungendo un duplice obiettivo: da un lato emanciparsi dalla protezione americana di cui ha goduto gratuitamente per più di mezzo secolo, dall’altro costituire finalmente un polo capace di porsi effettivamente come contraltare allo strapotere americano nella prospettiva di un reale multilateralismo.

In conclusione, la prospettiva neanche tanto celata da Kagan è che semplicemente la “vecchia Europa” si adatterà al ruolo egemonico planetario della “giovane America”, e quest’ultima mostrerà così “quello che i padri fondatori chiamavano un dignitoso rispetto per le opinioni dell’umanità”.

Robert Kagan

PARADISO E POTERE
America ed Europa nel nuovo ordine mondiale

Titolo originale: “OF PARADISE AND POWER”

Arnoldo Mondadori Editore – pagg. 130
Ó 2003 Trad. di Carla Lazzari

Robert Kagan è senior associate presso il Carnegie Endowment for International Peace, dove dirige lo U.S. Leadership Project. Dal 1984 al 1988 ha lavorato presso il Dipartimento di Stato Americano. Oltre a tenere una rubrica sul “Washington Post”, è autore di A Twilight Struggle: American Power and Nicaragua, 1977-1990 e ha curato, insieme a William Kristol, Present Dangers: Crisis and Opportunity in American Foreign and Defense Policy.

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