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Il sangue, i pensieri, il cuore dei vinti

di Erasmo Varanian 13 Marzo 2004         Letto 1649 volte
Per quanto non di mio gusto, Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa (Sperling&Kupfer, euro 17, 381 pagg.) è da leggere. Con dovizia di fonti, umiltà di ricercatore e compassione di uomo, Pansa ha ricostruito una parte dei massacri di fascisti seguìti al 25 aprile 1945. Non sono stato a controllare la completezza, la precisione e l’eventuale novità dei fatti. Mi limito a registrare che, una volta di più, Pansa ha fatto opera di verità.

A essere sinceri – ma la critica non riguarda Pansa – opera tardiva di verità. Molti dei fatti da lui narrati, ricorrendo all’artifizio di un viaggio-dialogo con una bibliotecaria della Nazionale di Firenze (ciò che spezza e alleggerisce l’elencazione mortifera degli eventi), sono noti da decenni. Ma erano rimasti confinati nella pubblicistica neofascista o anticomunista. Adesso che Pansa li ha registrati, e con ampiezza, e per la prima volta con sistematicità, è già cominciata la polemica e/o la presa di coscienza della sinistra. Dico con molta franchezza: fatti loro.

Dico anche con altrettanta franchezza: questa storia della riconciliazione nazionale è e rimane pura retorica. Le riconciliazioni non si fanno sui meriti, ma sulle colpe. L’ha già detto il Vangelo, con la parabola della pagliuzza e della trave. Fin quando non si ammetterà che nella vicenda delle due guerre mondiali, e annessi e connessi, tutti hanno le mani sporche di sangue, e qualcuno anche i piedi, lasciamo perdere. E’ dall’assunzione di responsabilità che nasce la pace.

In questa assunzione di responsabilità, non dovrebbe anche mancare il riconoscimento di quanto tardi si è arrivati a rendere noto al grande pubblico quello che gli specialisti e le vittime sapevano da decenni. Ed è una colpa.

Perché se al libro di Pansa avvicinate La distruzione, opera postuma di Dante Virgili (PeQuod editore, euro 15,50, pagg. 247), altro caso letterario del mese, vi rendete conto che non solo del sangue, ma anche dei pensieri dei vinti si dovrebbe parlare. Virgili ha scritto un bel libro, alla Céline, ma con una musicalità tutta italiana. Inframmezzato di citazioni in tedesco tratte dai discorsi di Hitler, dal linguaggio militare e via dicendo – tranquilli, sono tradotte in nota – La distruzione racconta i deliri di un ex-SS italiano ai tempi della crisi di Suez. Il protagonista immagina un finale nucleare, sanguinario, USA e URSS che s’abbruciano reciprocamente, di quello che sente come un mondo falso, ingannatorio: ingannatorio anche nel rapporto fra uomini e fra uomini e donne, che sfociano in fantasie sessuali sadiche. Nichilismo puro.

Ma – c’è un ma. Quello che Virgili trasfigura letterariamente era, in qualche minima (ma perniciosa) misura, l’humus mentale di coloro che percepivano la celebrata liberazione e democratizzazione dell’Italia come un grande inganno. Era l’humus dei neofascisti più deboli di pensiero e più disperati. Era l’humus di una certa manovalanza del terrorismo, anche.

Quell’ordine di pensieri circolava insomma in buona parte nei vinti e negli eredi dei vinti. Perché parlare sempre dei bombardamenti su Londra, e mai di quelli su Amburgo, Berlino e Dresda? Perché parlare sempre delle rappresaglie nazifasciste e mai dei massacri partigiani?

Anni e anni sono passati, anni di colpevole silenzio e di una sorta di samizdat della ricerca della verità. Provate quant’è bello, e formativo, e induce ad aver fiducia nelle istituzioni e nella vita democratico. Provate. Qualcuno, più spiccio e meno paziente, l’ha buttata direttamente in Distruzione.

C’è chi è disposto ad assumersi la responsabilità di questo lungo, colpevole silenzio, e di come esso ha agito in modo terribile su tanti giovani (e sulle loro vittime) – la meglio o la peggio gioventù che fosse, non importa?

E’ una domanda che giriamo a Giampaolo Pansa.

E per finire, il cuore dei vinti. Pansa, pag. 357 - l’ultima lettera ai familiari di Laura Giolo, ausiliaria della X Mas, anni 24, fucilata il 30 aprile 1945 vicino a Torino:

“Sono gli ultimi istanti della mia vita, è già uscita la sentenza...Siate forti, tutti: ve lo chiedo io, che dalla vita non attendo più nulla. Perdonate a tutti. Ve lo comando!”.

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