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LA QUESTIONE ERITREA (1941-1952)

di Marco Belegni 09 Aprile 2008         Letto 5731 volte

INTRODUZIONE. L'Eritrea nei suoi confini attuali nacque nel 1890, con la creazione di una colonia che univa i territori sotto controllo italiano situati sulla riva occidentale del Mar Rosso. Parlo di "territori" perché, all'interno di questi confini vennero a trovarsi popolazioni fortemente eterogenee tra loro per storia, cultura, modelli economici e religione, su un territorio non certamente vasto (circa 121 100 kmq) ma molto aspro e frammentato che non favoriva le comunicazioni.
D'altro canto i nuovi confini tagliavano a metà territori abitati da genti affini ed unite da rapporti secolari, come le popolazioni nomadi musulmane del bassopiano occidentale con i sudanesi, ed il popolo semitico dei tigrini dell'altopiano con il Tigrai, che rappresentano una delle principali popolazioni dell'Etiopia.
All'interno di questi confini l'Italia sviluppò una politica agraria, di infrastrutture e di leggi che minava questa secolare divisione, creando invece nuovi legami tra altopiano e bassopiano.
La pax italica durò cinquanta anni fino al 1941 quando truppe inglesi ed etiopi presero possesso della colonia in piena II Guerra Mondiale.
Scopo della mia tesi è quello di rileggere in modo critico, gli undici anni di Amministrazione Britannica in Eritrea ed analizzare i vari passaggi che portarono l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a deliberare la Risoluzione 390A(V) del 2 Dicembre 1950 in cui veniva stabilito che "l'Eritrea deve costituire un'unità federata autonoma con l'Etiopia sotto la sovranità della corona etiopica". Quanto abbiano inciso i desideri del popolo eritreo in questa Risoluzione, e quanto i giochi di potere delle grandi e piccole potenze interessate al controllo dell'area è l'oggetto del mio studio.
Fondamentale per la redazione di questo elaborato è stato il libro di Tekeste Negash: "Eritrea and Ethiopia, The Federal Experience" ed il saggio, dello stesso autore, "Italy and its relations with eritrean political parties, 1948-1950" apparso su "Africa"; da cui ho tratto gli spunti per le mie successive ricerche, e su cui ho costruito il mio personale punto di vista.
Questo lavoro è stato diviso in tre parti principali: nella prima ho cercato brevemente di introdurre la nascita della colonia ed il periodo di dominazione italiana, fino alla conquista inglese.
La seconda parte riguarda invece il periodo di Amministrazione Militare Britannica durante la II Guerra Mondiale sino al 1946, quando il consiglio dei ministri degli esteri delle quattro potenze vincitrici la guerra decisero che l'Italia dovesse rinunciare alle sue colonie.
La terza parte riguarda il periodo post-bellico quando Londra e le altre potenze vincitrici si trovarono a dover decidere del futuro delle ex-colonie italiane e fu concesso alla popolazione eritrea di esprimere i propri pareri a riguardo con la creazione di partiti politici, i quali divennero ben presto uno strumento, più o meno manifesto, delle mire egemoniche delle potenze maggiormente interessate all'area: l'Italia, ex potenza coloniale, e l'Impero d'Etiopia, tornato indipendente dopo l'effimera conquista fascista.
La questione eritrea si presenta quindi fortemente intrecciata al periodo storico ed alla situazione politica generale: la II Guerra Mondiale ed i seguenti trattati di pace tra gli alleati e gli italiani sconfitti, i primi accenni di guerra fredda e l'importanza di una zona strategica, il Mar Rosso, di collegamento tra il Mediterraneo e l'Oceano Indiano, e vicino al Medio Oriente.
Un ultimo paragrafo infine verterà sulla questione della nascita e lo sviluppo di un sentimento nazionale eritreo negli anni Quaranta, cercando di studiare i perché del suo fallimento nella corsa verso l'indipendenza, che sarebbe arrivata soltanto nel 1993, dopo l'abolizione unilaterale da parte dell'Etiopia della Federazione nel 1962, la nascita dei Fronti di Liberazione e lo scoppio di quella che sarebbe stata chiamata "la più lunga guerra d'Africa".

 

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