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Il debito vale tre volte il lavoro mondiale

di Gaetano Colonna 18 Febbraio 2018         Letto 1248 volte
Siamo distratti dagli echi di una campagna elettorale che evita accuratamente di toccare le questioni realmente importanti. Eppure ci sono notizie che dovrebbero davvero farci fare un salto sulla sedia: il rilievo che gli viene dato è scarsissimo. Molto più inquietante del fatto che nel web girino colossali bugie, è che non si dia il giusto rilievo alle notizie veramente importanti, quelle che ci riguardano tutti.
Quanti di noi per esempio hanno letto che nel 2017 il debito globale mondiale ha raggiunto i 233mila miliardi di dollari? Lo documenta l'Institute of International Finance (IIF), un organismo internazionale nato nel 1983 che raccoglie oggi 420 fra le maggiori banche e società finanziarie a livello globale, dislocate in oltre 70 Paesi. E vuol dire che il debito globale nel mondo vale tre volte il valore dell'economia mondiale, precisamente il 318% del PIL globale, con un aumento di 16mila miliardi di dollari rispetto all'anno precedente.
Chi è indebitato? Lo stesso studio dice che 68mila miliardi di dollari sono il debito globale delle imprese non finanziarie: grosso modo possiamo dire, produzione e servizi non finanziari. Anche questo è un dato significativo, poiché Standard & Poors Global Ratings precisano al riguardo in un loro rapporto che negli ultimi dieci anni l'incidenza del debito societario sul PIL è passato dall'81 al 96%: le aziende cioè si sono indebitate sempre più, in un periodo di costo basso del denaro, ma tale indebitamento assorbirà i loro profitti nel momento in cui il costo del denaro dovesse aumentare.
In seconda posizione nel debito globale vengono, con 63mila miliardi di dollari, gli Stati. Seguono, con 58mila miliardi di prestiti, le istituzioni finanziarie stesse, ad esempio banche e compagnie assicurative.
Le famiglie sono buone ultime con “appena” 44mila miliardi di debiti. Qui è il caso di precisare che il debito al consumo in Europa ha raggiunto il massimo assoluto di tutti i tempi, con 653 miliardi di euro; mentre negli Usa si è arrivati ai 3840 miliardi di dollari, rispetto ai 2635 del febbraio 2008: di questa somma, si noti, 1500 miliardi circa rappresentano l'indebitamento degli studenti per pagarsi i loro studi, con un tasso di insolvenza che ha raggiunto il 12%; 1000 miliardi rappresentano poi il debito accumulato con le carte di credito; mentre altri 1000 miliardi sono i debiti per acquisti di auto. Il tutto con una nuova crescita, fino ad un quarto del totale, di clienti considerati subprime (vi ricorda qualcosa?), vale a dire ad alto rischio di insolvenza, cioè la causa immediata dell'ultima grande crisi, quella del 2007-2008.
Un commentatore italiano (Vito Lops, sul Sole24Ore del 16 febbraio scorso) chiosa opportunamente: “il mondo può dire di aver messo alle spalle l'ultima grande crisi finanziaria (bolla dei derivati subprime del 2007) ma al prezzo di avere ingrassato il debito globale (sia pubblico che privato) di circa un terzo del totale in appena due lustri”.
I masters of the universe, come i signori della finanza chiamano se stessi, sostengono che “il debito è una forma di ricchezza”: non vi è dubbio che lo sia per coloro che lo creano, in particolar modo attraverso la moneta e gli strumenti finanziari globali, sempre più virtuali e sempre più elettronici - sono infatti i gestori di questi strumenti sempre più diffusi e sempre più veloci che guadagnano sui debiti di tutti.
La questione che rimane aperta è che quella del debito globale rappresenta la vera questione sociale contemporanea, di cui però non si parla nelle campagne elettorali. Un così alto livello di indebitamento si riflette su tutti noi, come lavoratori e come cittadini: cosa significa che un lavoratore italiano produca in media 25mila euro di valore l'anno (nelle microimprese con un massimo di nove addetti), se l'azienda è in media indebitata al 96%? Se il debito mondiale degli Stati, come abbiamo visto, è il secondo in ordine di grandezza, le tasse che quello stesso lavoratore paga come cittadino non servono a generare servizi, nel tempo progressivamente ridotti e peggiorati, ma a pagare organismi finanziari che hanno finanziato burocrazie pubbliche inefficienti.
Se poi ci si deve indebitare anche per far studiare i figli, come avviene in massa negli Usa, e comincia a succedere anche da noi - che ne è del diritto allo studio, considerato una conquista sociale fondamentale per i cittadini, sancito anche nella nostra Costituzione?
La questione del debito è dunque centrale per definire il modello di società che vogliamo: per questo se ne dovrebbe parlare anche nelle campagne elettorali. Ma la non ultima conseguenza di questo fenomeno, è proprio il fatto che dietro il paravento dei sistemi parlamentari partitocratici, il potere del denaro ha svuotato di significato la democrazia. Essa infatti serve oggi ottimamente a nascondere alla gente la potenza dei nuovi dominatori globali.
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