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Medio-Oriente, Sionismo e storia italiana: una guida indispensabile

di G.S. 18 Luglio 2015         Letto 1227 volte
Date, nomi, fatti sono la materia prima di ogni lavoro di ricostruzione storica, al quale bisogna sempre tornare, quando si voglia rivedere la vulgata che ci viene ogni giorno comodamente riproposta. Nel caso del Medio Oriente contemporaneo, è un passaggio indispensabile, proprio per l'intrinseca complessità delle vicende di quell'area, per la loro fondamentale importanza nella comprensione di quello che vi accade oggi, per mettere a fuoco i nodi essenziali della storia contemporanea in generale: le strategie dell'imperialismo anglo-sassone, la lotta per il controllo delle fonti energetiche, il ruolo geo-strategico del Medio Oriente, il grande gioco delle potenze occidentali nei confronti dell'ideologia islamica, i tentativi terza-forzisti del nazionalismo - solo per citare qualche punto.
Il libro appena uscito di Vincenzo Vinciguerra, Storia cronologica del conflitto mediorientale - dalla nascita del sionismo al 2009 (www.archivioguerrapolitica.org , Youcanprint, 2015) è quindi un lavoro di straordinaria utilità in primo luogo come strumento di immediata consultazione, per trovarvi o ritrovarvi una messe di informazioni essenziali, presentate in modo agile, sintetico e sempre estremamente accurato. Lo si potrebbe considerare, quindi, su questo piano, un eccellente esempio di didattica di un metodo storico che parta dai fatti e non dalle ideologie per costruire in modo del tutto autonomo un'interpretazione dei fatti, e avviare un confronto con le tesi che vengono spesso stancamente riproposte non solo dai media ma anche da accreditati accademici.
Un secondo aspetto di estremo interesse di questo volume è poi espresso correttamente e chiaramente fin dal titolo, vale a dire la specifica attenzione prestata al sionismo in quanto elemento costitutivo dell'attuale storia mediorientale: il lavoro di Vinciguerra è qui preziosissimo per seguire, nell'ordito della storia contemporanea del Medio Oriente allargato, la trama fittissima intessuta, dalla fine del XIX secolo, dal movimento sionista. Un'azione tenace e spregiudicata, rivolta all'edificazione nella Eretz Yisrael di una potenza politica, economica e militare in grado di fornire non solo la soluzione della questione ebraica in Europa ma l'affermazione in senso nazionalistico del popolo ebraico. Attraverso la nuda ricostruzione fornita dal libro si ha facilità a seguire il percorso dall'originaria idea dello Judenstaat di Theodor Herzl alla politica di potenza dell'odierno Stato ebraico, che ha assunto un ruolo egemonico nel Medio Oriente e nel Mediterraneo col quale qualsiasi stato della regione, e non solo, deve fare i conti.
Un ulteriore elemento che fa del libro di Vinciguerra un testo indispensabile è la cura con cui l'Autore ricostruisce le frequenti connessioni con la "storia segreta" della storia italiana, i molteplici condizionamenti cioè con cui le potenze egemoni dell'Occidente, tra le quali a buon titolo si è ben presto inserito lo stesso Israele, hanno orientato l'Italia nel secondo dopoguerra - spesso al prezzo di sanguinose operazioni di strategia della tensione, terrorismo e ricatto politico. Su questo piano, del resto, Vincenzo Vinciguerra rimane un punto di riferimento per tutti coloro che vogliano studiare con spirito di libertà e di indipendenza intellettuale le pagine più tragiche della storia italiana postbellica. Il suo lavoro di ricostruzione storico-politica, avviato con la libera assunzione di responsabilità nell'attentato di Peteano di Sagrado, allo scopo di individuare le forze atlantiste operanti dietro lo schermo degli "opposti estremismi" (da quello cosiddetto neo-fascista a quello brigatista, solo per citare i più noti), e fare così luce e chiarezza sulla strategia della tensione italiana come strategia della "destabilizzazione per stabilizzare" - rimane primario per comprendere la perdurante condizione di sovranità limitata dell'Italia e per richiamare noi tutti ad una consapevolezza in assenza della quale non è in realtà possibile alcun mutamento, né morale né quindi politico, nel nostro Paese.
Il tributo in termini personali che Vinciguerra ha offerto ed offre a questa sua scelta radicale, maturata ormai da alcuni decenni, ma non per questo passata di attualità e di importanza, è anche la più seria garanzia del valore del suo lavoro di storico: non certo dello storico che si balocca con la conoscenza del passato per compiacimento intellettuale o per esigenze di carriera accademica: uno storico militante, potremmo dire con termine che in questo caso è forse passato di moda ma non di valore, che della storia ha dovuto servirsi come di uno strumento per spiegare, difendere e rafforzare le proprie scelte, in nome del riscatto del proprio Paese. La sua è quindi una ricerca storica dotata di tutta la forza morale di chi ha coraggiosamente cercato prima di tutto in se stesso la verità.
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