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La missione della finanza internazionale: un debito perpetuo

di G.C. 24 Febbraio 2015         Letto 1473 volte
Sempre più difficile risulta distinguere i fatti che avranno un impatto durevole sul futuro. Ci sembra giusto per questo segnalarne alcuni fra loro collegati, che dovrebbero creare un serio allarme sociale - cosa che non pare stia avvenendo, preoccupati come siamo dell'Isis alle porte, della crisi ucraina (davvero qualcuno se ne preoccupa?), della crisi del lavoro.
Ci sta sfuggendo un elemento essenziale, che aiuta a capire la visione del mondo degli uomini della finanza internazionale. Viene detto che il quantitive easing, la creazione di moneta dal nulla con cui la BCE stamperà oltre 1400 miliardi di euro è fatta per ridare fiato alle famiglie ed alle imprese, creando posti di lavoro e ripresa. Si tratta di un'affermazione del tutto falsa, la cui falsità è pienamente nota alle classi dirigenti europee che a quella finanza internazionale sono tenute a rispondere a livello politico.
Stampare moneta servirà solo ad estendere l'indebitamento generale dei Paesi, la sola maniera con cui il sistema bancario internazionale può assicurare la sopravvivenza della speculazione finanziaria che ha sostituito l'economia basata sul lavoro. I 1400 miliardi di euro che la BCE stamperà andranno a carico delle collettività; mentre della rendita finanziaria da essi generata beneficeranno gli istituti di credito ed i relativi apparati speculativi, nonostante le condanne da essi subite, anche in sede giudiziaria, per le malversazioni compiute durante la "crisi dei mutui", per le operazioni fraudolente compiute sui tassi di riferimento bancari, per le operazioni "opache" di riciclaggio di denaro sporco (si veda il caso HSBC), per le ripetute frodi fiscali - tutti procedimenti alle cui condanne molte banche riescono a sottrarsi grazie alla capacità di chiudere o procrastinare i relativi procedimenti con il semplice pagamento di multe o con accordi economici: nel più recente caso, della sola HSBC, sborsando 1,9 miliardi di dollari.
Ancora più importante, in questa nuova fase dell'irrisolta "crisi dei mutui" scoppiata nel 2008, è il fatto che questa immensa massa di denaro, creato dal nulla a fronte di una corrispondente nuova massa debitoria in capo ai popoli europei, si appoggerà a titoli di debito di durata sempre più prolungata, che avranno quindi in concreto l'effetto di estendere per decenni il debito per almeno una o due generazioni oltre quelle viventi.
Gli esempi già si contano numerosi: è il caso del Venezuela, di Spagna e Portogallo. La Spagna ha emesso un'obbligazione a 50 anni, raggiungendo un massimo storico di durata del suo debito. Il Portogallo ha emesso obbligazioni per 3,5 miliardi di euro con scadenza a 15 anni, nel tripudio degli istituti di credito interessati, i soliti Credit Agricole, Danske, Caixabi, Deutsche Bank, Morgan Stanley e Nomura, raccogliendo ordinativi per oltre 8 miliardi di euro.
L'Italia farà anch'essa la sua parte, dato che già a dicembre 2014 il tesoro ha comunicato, nelle sue linee guida 2015 per la gestione del debito, che "dopo un anno in cui la vita media del debito (...) ha sostanzialmente terminato la sua discesa, nel 2015 l'obiettivo è di incrementarla, sempre tenendo conto della dimensione assoluta dello stock dei titoli in circolazione, che tende a dilatare i tempi per il conseguimento di questo risultato". Chi ne sa qualcosa, come gli esperti di Unicredit, già sono pronti per l'emissione di obbligazioni a 30 anni, come relaziona accuratamente il Sole24Ore: "secondo le previsioni di UniCredit Research, nel 2015 il Tesoro raddoppierà il controvalore di nuovi titoli a 30 anni (da 7 a 13 miliardi) e a 10 anni (da 40 a 45), mentre ridurrà gli importi per i titoli a 3 anni (da 38 a 32) e a 5 anni (da 47 a 44)".
Nelle economie sane, il debito doveva essere sempre in qualche modo rapportato alla vita degli esseri umani che quei debiti alla fine dovrebbero pagare, per cui ogni certo numero di anni (venticinque, trenta, cinquanta al massimo), i debiti venivano azzerati, permettendo alle società di "ripartire". Fin dai tempi di Solone, nell'antica Grecia, il quale, per metter fine ai conflitti sociali, come prima cosa cancellò il debito, con la seisachteia, che non a caso voleva dire "alleviamento dei pesi". Nella società della fabbricazione del debito, invece, l'indebitamento perpetuo solamente può perpetuare il dominio del sistema della finanza sul lavoro dei popoli.
Le decisioni che vengono prese in questo senso in queste settimane dovrebbero essere oggetto di una decisione da parte dei rappresentanti del popolo, se la nostra democrazia fosse veramente tale; ancor meglio, dovrebbero essere le categorie economiche ad autorizzare o meno queste emissioni, in un apposito spazio deliberativo che ad esse dovrebbe essere accordato, coi relativi poteri di ultima istanza.
Chi non ha il coraggio di affrontare la crisi economica in questi termini, gli unici reali, gli unici a portata di essere umano, da qualsiasi pulpito parli, sta mentendo sapendo di mentire a tutti noi.
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