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La Bolivia studia cinese per sviluppare il settore delle telecomunicazioni

di William Bavone 26 Agosto 2012         Letto 1147 volte
Risale al 25 agosto la notizia che la Repubblica di Bolivia investirà 600 milioni di dollari nell'implementazione delle telecomunicazioni. Il programma nella fattispecie prevede la formazione di 35 nuove figure specializzate nel settore e l'attivazione di un progetto di copertura satellitare dell'intera superficie nazionale.
Ivàn Zambrana, direttore nazionale dell'Agenzia Speciale Boliviana, ha reso noto l'accordo con l'Università Cattolica Boliviana "San Paolo" che si occuperà di attuare il corso intensivo per i 35 futuri specialisti. L'investimento in risorse umane ammonterà nello specifico a 300 milioni di dollari. Parte del corso sarà uno stage altamente professionalizzante che verrà fatto in Cina. Il tutto ovviamente, rientra nel più ampio progetto satellitare Tupac Katari con il quale si intende munire la Repubblica di Bolivia di un proprio satellite. Progetto ambizioso quindi che prevede un forte investimento sullo sviluppo di risorse umane (se pur di numero esiguo), ma che lancia segnali importanti sull'intento di La Paz di ricucirsi un ruolo di maggiore rilievo nella regione. Ovviamente la strada è lunga ed i problemi interni sono molti: lo stato occupazionale non è dei migliori così come le condizioni economiche degli occupati appartenenti alle classi più disagiate.
Nei mesi scorsi Evo Morales è stato sull'orlo di subire un colpo di stato militare per via dei forti dissensi sul tetto salariale delle forze dell'ordine. L'accordo giunto in extremis ha salvato la stabilità nazionale, ma allo stesso tempo ha evidenziato il precario equilibrio tra governo e classi sociali emergenti. Urge per Morales una ristrutturazione del settore minerario e una diversificazione del settore produttivo capace di coinvolgere le aree rurali della Repubblica - attualmente le più disagiate dal punto di vista economico. Per tutto ciò occorre un flusso di investimenti in entrata - che inoltre permetterebbe un rialzo del tetto salariale in diversi settori - e in tale direzione si muovono le interazioni con Pechino.
La Cina quindi come principale interlocutore per lo sviluppo e la partnership nei settori strategici, di certo non una novità nella Regione: Venezuela e Cuba hanno già attivato un proficuo dialogo commerciale con la potenza asiatica ed il tutto a discapito degli accordi "bilaterali" continuamente proposti da Washington che si vede, di fatto, sempre più ai margini politici del Territorio Andino.
Sarà interessante vedere lo sviluppo delle interazioni tra La Paz e Pechino, anche perché allo stato attuale, la Cina appare l'unico interlocutore mondiale ad offrire un potenziale flusso di capitali in entrata in prospettive di medio-lungo periodo in un'interazione simmetrica - ossia con reciprocità nei vantaggi ottenibili.
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