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L’infinita questione Malvinas

di William Bavone 05 Agosto 2012         Letto 1280 volte
Lo scorso venerdì a Cuenca (Ecuador) la riunione della Giunta Direttiva del Parlamento Latinoamericano (Parlatino) ha riportato all'ordine del giorno la questione argentina delle Malvinas. La dichiarazione ufficiale della Giunta, che sottolinea come l'argomento sarà nuovamente oggetto del prossimo incontro previsto in inverno a Panama, si caratterizza per questo importante passaggio: "[...] è necessario che finiscano le esercitazioni tattico-militari britanniche nell'arcipelago delle Malvinas, in quanto incompatibili con la ricerca da parte della regione di una soluzione pacifica alla disputa territoriale tra le nazioni in causa [...]".
Questo passaggio ci riporta ad importanti considerazioni sulla questione. Innanzi tutto si evidenza il carattere regionale e non più nazionale (Argentina) della questione riguardante la sovranità delle Malvinas. Si evince una coscienza a livello latinoamericano (regione) che volge verso una politica compatta e unita nei confronti delle relazioni inter-regionali. L'unità, già esplicitata in seno al CELAC, al Mercosur e all'OAS delineano una polarizzazione regionale non indifferente.
A 30 anni dalla guerra delle Malvinas - vinta dall'Inghilterra - le isole tornano prepotentemente ad essere oggetto di un confronto internazionale, ma con connotazioni ben diverse. Se nel 1982 l'invasione argentina rappresentava un escamotage politico per distogliere l'attenzione del malcontento popolare verso il regime di Galtieri, oggi Cristina Fernàndez fa leva sulla legittimazione di una sovranità argentina deturpata da un'occupazione britannica inaccettabile nell'arcipelago.
Dal canto suo anche l'Inghilterra ha una differente prospettiva delle isole rispetto al 1982. L'invasione argentina, repentina e sconsiderata, avvenne proprio durante un processo di "abbandono" inglese delle stesse isole. La flotta inglese abbandonava progressivamente il presidio delle Malvinas e gli abitanti delle stesse perdevano i loro diritti nei confronti della vita politica nel vecchio continente, ma l'invasione argentina ha generato una reazione d'orgoglio della Corona Britannica che, per il suo prestigio ed il suo peso in ambito internazionale, non poteva accettare un simile affronto. Pertanto, con un impercettibile supporto degli Stati Uniti (ufficialmente neutrali) le truppe inglesi hanno preso nuovamente possesso dell'isola portando indirettamente Galtieri all'epilogo del suo regime.
E non è tutto. Da allora le isole Malvinas ospitano un'importante base militare della Corona e ad i suoi abitanti è stata concessa la piena cittadinanza inglese. La questione odierna tuttavia, non sembra riguardare più una questione di orgoglio e prestigio, bensì appare nitida la connotazione geopolitica e geostrategica a cui si presta la sovranità sul'arcipelago.
Le esercitazioni militari britanniche si alternano alle esplorazioni dei fondali circostanti alla ricerca del punto ideale dove posizionare le trivelle petrolifere. Sembra quindi che le Malvinas nascondano l'oro nero e che non sia poco. Ma non basta: la collocazione geografica consente di avere un posto al tavolo delle trattative sulla sovranità futura dei territori antartici - quando saranno accessibili - e quindi potenzialmente su nuove risorse.
D'altra parte la Corona non può cedere proprio ora alle pressioni argentine. L'immagine di un Regno Unito al centro del mondo occidentale o per lo meno primo interlocutore del colosso statunitense, è ormai sbiadita così come il Commonwealth lontano dalla sua unità in nome della Regina. Pertanto cedere alle richieste Latinoamericane vorrebbe dire ammettere platealmente il proprio declino e non appare assolutamente all'ordine del giorno per i reali inglesi.
Cristina Fernàndez spinge su una sensibilizzazione popolare per ricucire le ferite morali della sconfitta dell'82 e ricreare i presupposti popolari per una spinta compatta alla riaffermazione della sovranità argentina sull'arcipelago. Allo stesso tempo la stessa Fernàndez sa di poter dare forza alle sue ragioni solo con il coinvolgimento dell'intera regione e pertanto porta la questione all'ordine del giorno di tutte le riunioni interregionali.
Chavez non poteva farsi scappare l'occasione per ribadire il bolivarismo e il Brasile, avendo progetti di esplorazione dei mari alla ricerca di nuovi giacimenti di petrolio, aveva l'occasione di mettere i puntini sulle "i" in merito alla sovranità dei mari vicini. Con questi due alleati l'appoggio alla causa dell'intera regione latinoamericana è stata una naturale conseguenza.
L'idea di fondo si basa sulla volontà di un dialogo Argentina-Regno Unito volto alla risoluzione pacifica della spinosa questione, ma sino ad ora - nonostante anche l'invito dell'ONU - registriamo un'indifferenza inglese sulla questione o per lo meno sul dialogo in merito: l'implementazione militare delle Malvinas prosegue da 2 anni così come le esplorazioni dei fondali in una dimostrazione di superiorità ormai irritante per tutta la regione latinoamericana.
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